Quaresima 2019

Il tempo di quaresima è tempo propizio per un “ritorno al Signore”, attraverso un “ritorno a se stessi”.
I momenti comunitari sono allora occasione per «ricentrare» la propria vita spirituale e orientarla alla Pasqua di resurrezione.

Il nostro cammino quaresimale sarà scandito da questi momenti:

“Se oggi ascoltate la sua voce…”
Serata di riflessione e formazione sulla liturgia

26 febbraio – Basilica – ore 21.00

Questa serata intende proseguire il discorso avviato nel novembre scorso, quando abbiamo riflettuto sul nostro celebrare.

Questa volta approfondiremo il tema della “proclamazione della Parola di Dio” all’interno della messa.

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Mercoledì delle ceneri

6 marzo – Basilica – ore 20.00

È la celebrazione che dà inizio alla quaresima. Rappresenta un momento particolarmente ricco e significativo.

Insieme – come comunità – accogliamo l’invito del Signore alla conversione del cuore.

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Laboratori di Quaresima

12 marzo (a cura della equipe)
26 marzo (don Carlo Vinco, presbitero della diocesi di Verona)

Basilica – ore 21.00

I laboratori sono invito a fermarsi e a riflettere insieme sugli aspetti decisivi della vita umana e spirituale.

Quest’anno ci faremo guidare dal documento di Papa Francesco: “Gaudete et exsultate”, sulla santità nella vita quotidiana.

«Ritornate a me con tutto il cuore»
Liturgia penitenziale

1 aprile – Basilica – ore 21.00

La celebrazione del perdono di Dio è l’occasione per riconoscere come singoli e come comunità le fragilità che ci abitano e le ferite che provochiamo.

Soprattutto è opportunità per riconciliarci tra noi e rallegrarsi dell’amore smisurato di Dio Padre.

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Domenica comunitaria

14 aprile – Basilica – ore 17.00

Accompagnati da Sr. Grazia Papola, brillante biblista di Verona, ci metteremo in ascolto dei vangeli della Resurrezione per prepararci alla Pasqua.

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“Uomini e rinoceronti.
I chiaroscuri della nostra umanità”
Riflessioni sulla società, sul nostro paese e sulla Chiesa
Prof. Giuseppe Savagnone

– Venerdì 29 marzo – Chiesa di Castelnuovo R., ore 21.00 –


Lungo tutto il tempo di quaresima ci saranno diversi appuntamenti per celebrare personalmente il sacramento della riconciliazione:

don Luca sarà disponibile per le confessioni:

Sabato 2, 16, 30 marzo: dalle 18.00 alle 19.00 in Basilica

Sabato 6 aprile: dalle 18.00 alle 19.00 in Basilica

Sabato 13 aprile, dalle 17.00 alle 19.00 in Basilica

Sabato 20 aprile: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00 in Basilica

In nome di Dio e della “fratellanza umana”

Il documento sulla “Fratellanza umana” del Grande Imam di Al-Azhar edi Sua Santità Papa Francesco

La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere.

Partendo da questo valore trascendente, in diversi incontri dominati da un’atmosfera di fratellanza e amicizia, abbiamo condiviso le gioie, le tristezze e i problemi del mondo contemporaneo, al livello del progresso scientifico e tecnico, delle conquiste terapeutiche, dell’era digitale, dei mass media, delle comunicazioni; al livello della povertà, delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo, a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze, del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi.

Da questi fraterni e sinceri confronti, che abbiamo avuto, e dall’incontro pieno di speranza in un futuro luminoso per tutti gli esseri umani, è nata l’idea di questo “Documento sulla Fratellanza Umana”. Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli.

Per leggere l’intero documento clicca qui

Seminatori di speranza

Messaggio alla città del vescovo Erio in occasione della festa di San Geminiano.

La speranza non è solo l’ultima a morire, come dice il proverbio, ma è soprattutto la prima e fondamentale spinta a vivere. Una persona senza speranza si lascia spegnere o al massimo si rassegna a sopravvivere. Noi mettiamo però in gioco la speranza non solo di fronte all’orizzonte finale dell’esistenza, ma anche nelle piccole scelte di ogni giorno.
L’uomo vive in quanto progetta, cioè letteralmente “getta avanti” a sé, tende verso una mèta, grande o piccola che sia. Viceversa, muore interiormente se non scorge più dei traguardi davanti a sé: allora si sente inutile e si lascia andare. Le speranze degli individui si travasano nella comunità e le speranze che sostengono una comunità influenzano gli individui. Esiste un’osmosi della speranza tra singoli e società. Per questo si parla anche di speranza sociale, intendendo la passione con cui una comunità “getta avanti” a sé lo sguardo e si muove su orizzonti di futuro. Uno degli indicatori della speranza sociale è la questione demografica. Da qualche tempo l’espressione segnala la decrescita della popolazione, ossia la differenza negativa tra i morti e i nati nell’arco di un anno. In Italia questa forbice è diventata così ampia da destare serie preoccupazioni: negli ultimi anni lo sbilancio tra nati e morti è di circa 190.000 persone all’anno. Per trovare un saldo più negativo di questo dobbiamo andare indietro di un secolo. Non è certo necessario dimostrare la correlazione tra il cosiddetto tasso di natalità di un paese e la capacità di progettare il futuro. In una società che invecchia prevale facilmente la nostalgia sulla fiducia, il lamento sul sogno, il rimpianto sulla novità. […] A buon diritto gli studiosi parlano di invecchiamento dell’Italia. La proporzione tra giovani e anziani in un paese è stata paragonata a una piramide, che è solida quando possiede una buona e larga base e poi sale, riducendosi, fino ad una punta anche molto elevata. La base della piramide è formata dai bambini, ragazzi e giovani; il corpo centrale dagli adulti e la punta dagli anziani. Noi da qualche anno stiamo andando verso una sorta di piramide rovesciata. Forse anche per questo motivo i giovani si sentono scarsamente propensi a “pro-gettare” il
loro futuro. Se l’invecchiamento in Italia è un dato di fatto, l’interpretazione del dato, le cause del fenomeno e le proiezioni sono invece oggetto di discussione. Le cause sono innumerevoli e difficili da districare. […] Ormai da tempo gli esperti segnalano la situazione a chiunque possa intervenire, partendo dai politici e dai governanti. La politica però non sembra ritagliata sulle grandi speranze, ma su quelle di corto raggio. Di qui la frequente adozione di provvedimenti-tampone anziché misure strutturali ad ampio respiro. Di fatto le politiche economiche nazionali hanno favorito piuttosto i singoli rispetto alle famiglie. […] I paesi occidentali che hanno effettivamente sostenuto la famiglia con politiche sociali incisive e concrete a tutela della genitorialità, destinandovi risorse percentualmente maggiori e persino doppie o triple rispetto a quelle italiane, sono riusciti a frenare l’inverno demografico. Le piste sono tracciate da tempo, come dimostrano le esperienze positive di questi paesi: ingresso più celere dei giovani nel mercato del lavoro; maggiori incentivi alla professionalità femminile che non costringa la donna a scegliere tra lavoro e maternità; la riduzione del costo dei figli attraverso il quoziente familiare, gli incentivi fiscali e la disponibilità di servizi per l’infanzia a costo accessibile e ragionevole; le agevolazioni alle coppie che si impegnano a costituire una famiglia anche per l’accesso alla prima casa. Sono politiche per le quali ovviamente servono risorse, il cui impiego verrebbe però abbondantemente compensato, anche dal punto di vista economico. […]
Una gestione equilibrata e lungimirante del fenomeno migratorio può pure concorrere a migliorare la situazione. Una saggia politica di regolazione dei flussi migratori evita infatti di alimentare le paure e di evocare lo spettro dell’invasione e cerca piuttosto di promuovere l’inclusione sociale degli immigrati, che favorisce la crescita economica in Italia, come dimostrano le statistiche. È chiaro comunque che i migranti non possono essere visti come “la soluzione” del problema demografico. Prima di tutto perché gli arrivi in Italia sono drasticamente diminuiti nel 2018 rispetto agli anni precedenti: poco più di 23.000, quasi 100.000 in meno rispetto al 2017 e quasi 160.000 in meno rispetto al 2016. Una volta integrati in Italia, del resto, gli immigrati tendono ad imitare il comportamento dei nativi anche per quanto riguarda il numero dei figli. A proposito di migrazioni, infine, è bene ricordare anche il flusso in uscita: si mantiene infatti costante l’emigrazione annua “definitiva” verso l’estero di oltre 100.000 italiani, una parte consistente dei quali sono giovani in cerca di impiego. Ciò significa che si corre il rischio di lasciare uscire dall’Italia maggiori potenzialità di quante se ne lascino entrare. Quelli appena delineati non sono ovviamente obiettivi semplici e di corto raggio. Sono però obiettivi gradualmente perseguibili, a patto di impostare le scelte pensando alle prossime generazioni più che alle prossime elezioni. Qualcuno dovrà pur rischiare una certa impopolarità nel presente per garantire un mondo migliore nel futuro. Concludo accennando al contributo che le comunità cristiane possono offrire, insieme a tutti coloro che hanno a cuore il bene comune. […] La Chiesa è chiamata a seminare speranza: dentro la grande e fondamentale speranza della vita oltre la morte, dentro le piccole e quotidiane speranze che sostengono la vita terrena, perché l’inverno demografico lasci gradualmente il campo alla primavera.

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