Celebrazione dell’unzione della consolazione

“È sempre bello sapere che nel momento del dolore e della malattia noi non siamo soli: il sacerdote e coloro che sono presenti durante l’Unzione degli infermi rappresentano infatti tutta la comunità cristiana che, come un unico corpo si stringe attorno a chi soffre e ai familiari, alimentando in essi la fede e la speranza, e sostenendoli con la preghiera e il calore fraterno. Ma il conforto più grande deriva dal fatto che a rendersi presente nel Sacramento è lo stesso Signore Gesù, che ci prende per mano, ci accarezza come faceva con gli ammalati e ci ricorda che ormai gli apparteniamo e che nulla – neppure il male e la morte – potrà mai separarci da Lui.”

(Papa Francesco, udienza del 26 febbraio 2014)

Domenica 16 giugno, nella messa delle 10:30 verrà amministrato l’unzione dei malati.

La comunità si stringe attorno a chi vive un tempo di sofferenza perché senta il sostegno e la consolazione del Signore.

Gesti di cura, lampi di resurrezione

A leggere la passione del Signore, in questo incalzare del male, questo addensarsi delle tenebre su un innocente, oltraggiato e lasciato solo, la mente non può che andare a quei tanti innocenti oppressi e travolti dalle logiche dei potenti e dalle conseguenze delle guerre. Più ci si addentra con Gesù nella sua passione e più si percepisce la pesantezza dell’odio e della “banalità del male”, capaci di sbarazzarsi di chi non accetta le logiche del potere e del dominio.
Eppure, all’inizio e alla fine della narrazione della Passione secondo Marco, quasi a fare da cornice alle ultime ore di Gesù, ci sono due lampi di luce che hanno come protagoniste delle donne. Pochi giorni prima di Pasqua Gesù si trova a Betania e qui viene cosparso di nardo da una donna, quale anticipo sulla unzione del corpo deposto nella tomba. Il giorno di Pasqua, poi, alcune donne – portando con sé gli unguenti – vanno al sepolcro per prendersi cura del corpo del Signore.
Colpiscono questi due gesti di cura: sono infatti, di per sé, esagerati – perché la donna di Betania spreca tanto profumo quanto un anno di stipendio per ungere Gesù – nonché inutili (che senso ha andare a profumare un corpo morto, di una persona cara che non potrai più avere accanto?).
Eppure, questi gesti compiuti o anche solo desiderati, raccontano la forza dell’amore capace di dare un senso anche a ciò che è insensato e brutale.
Lo spreco dell’unguento, tale da inondare la sala con il suo profumo, ci parla della capacità di un gesto semplice ma gratuito di espandersi e dare un “respiro” diverso alla vita, anche quando è segnata dal dramma e dalla cattiveria.
Così il desiderio di ungere un corpo morto, anche se non sarà loro permesso, sospinge delle donne a raggiungere il sepolcro, a non accettare che l’ultima parola sia la morte.
Quel gesto – seppur incompiuto – ci narra la accettazione della realtà senza rassegnazione. Le donne fanno i conti con un corpo non più vivo, eppure non viene meno il desiderio di continuare ad amarlo così com’è.
Spesso viviamo situazioni che non possiamo cambiare; non possiamo deviare il corso di certi esiti, come la croce del Signore. Oppure, dobbiamo accettare eventi che non abbiamo voluto, né determinato. Resta però la possibilità di continuare ad amare. Nei gesti di amore, gratuito, smisurati e inutili, sprigionano per tutti noi autentici lampi di resurrezione.

Buona Pasqua.