La canonica “casa della comunità”

La ristrutturazione della nostra canonica è in via di completamento: probabilmente attorno alla fine di novembre dovrebbe esserci consegnata.
Come questa scelta è partita da lontano, così, anche ora che i lavori stanno per concludersi, occorre valorizzarla e soprattutto sostenere le spese future che essa comporta.
La parrocchia ha deciso di investire tutto il suo patrimonio su questo progetto e, per coprire interamente la spesa, ha sottoscritto un mutuo di 120.000 € della durata di 15 anni, con rimborso in 180 rate mensili dell’importo di circa 800 € cadauna, che abbiamo iniziato a pagare già dallo scorso mese di agosto.
Se la comunità ha deciso di sostenere questo investimento è perché sente la canonica come «sua», non come proprietà, ma come luogo nel quale e attraverso il quale annuncia il vangelo.
La canonica, lo abbiamo detto più volte, non è la «casa del parroco», ma è la «casa della comunità».
La «casa» rappresenta il luogo delle relazioni fraterne e più intime, è il luogo dove esprimiamo noi stessi, dove accogliamo gli altri e li rendiamo partecipi della nostra vita, dei nostri desideri, dei valori che condividiamo. Ogni spazio, ogni oggetto, ma soprattutto le persone che la abitano, esprimono accoglienza, cura, attenzione per chi entra.
Questo vorrebbe rappresentare la canonica: un luogo capace di dire, con la sua presenza e le sue porte aperte, un’ accoglienza verso chiunque desideri condividere il vangelo. La canonica è vangelo – cioè buona notizia – già in sé. Nel suo essere luogo aperto, accogliente, curato. E’ anch’ essa luogo della formazione, della crescita umana e spirituale. Assieme alla basilica rappresenta la «soglia» capace di attirare e fare entrare le persone, e – attraverso queste «soglie» – poter offrire una parola di Vangelo per la vita.
Per questo motivo è importante che sia «bella» e sia custodita come tale. La «bellezza» di un luogo – pur nella sua semplicità e sobrietà – racconta la bellezza del Vangelo, di un Dio che vede «buone» tutte le cose. Racconta la dignità delle persone che accogliamo, per le quali è giusto donare il meglio di noi e il «bello» che possiamo offrire.
Tutti noi dobbiamo sentirci – per questo – responsabili e gioiosamente coinvolti nel custodire, valorizzare e sostenere la «casa della comunità». Ognuno secondo le proprie possibilità, il tempo a disposizione, la competenza e la creatività che può offrire.
Siamo certi che la nostra «casa della comunità» sia importante e preziosa non solo per noi, ma soprattutto per le generazioni future e per questo siamo grati per quello che sapremo ancora offrire come contributo personale.

Il comunicato completo lo potete trovare qui

Quando Dio ci sorprende.

Ogni nuovo inizio è una opportunità. L’invito che ha dato spunto al nostro anno pastorale è quello di un «cambio di sguardo». Osservare la vita, la nostra vita da una prospettiva diversa.
Quando ci poniamo da una prospettiva diversa le cose sono le stesse, ma si può cogliere di esse qualcosa di nuovo, una sfaccettatura mai considerata prima, un aspetto che getta una luce diversa anche su un singolo ambito della nostra esistenza. I nuovi inizi sono così. I cambiamenti ci costringono a ri-posizionarci, ad assumere una posizione diversa e quindi – se lo desideriamo – a guardare in modo diverso. In queste settimane, in questi ultimi mesi, sono cambiate diverse cose. Don Fabrizio ha salutato questa comunità con la quale ha camminato per dodici anni, sono giunto io, dopo un percorso di riflessione tra la comunità e il vescovo molto prezioso, ma che ha costretto a porsi in una ottica diversa. E poi la canonica in ristrutturazione. La canonica «casa della comunità». Un luogo che non solo accoglie, ma fa vivere e respirare quella idea di chiesa che abbiamo imparato a sperimentare in questi anni.
Un nuovo inizio che porta con sé tante domande, anche tanti dubbi, che costringe a ri-collocarsi e a domandarsi: «Io come sto davanti a tutto questo?». [Altro…]