In ricordo di Gino Bartali…

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di Fiorenzo Radogna in Corriere della Sera del 3 maggio 2018

Oggi che il ricordo delle sue gesta atletiche immense si diluiscono nei decenni; che nuove imprese di altri fuoriclasse della bici si sedimentano sulle sue; che lo sport (come la società) cannibalizza, che cosa resta di Gino Bartali da Firenze (1914-2000)? Certamente rimane il ricordo dell’uomo. Innanzitutto. Prima ancora dei Tour e dei Giri vinti, delle rivalità con Coppi. Delle vittorie incredibili che scansano guerre civili. Finanche di quel «naso triste come una salita». Tortuoso e cadente come i tornanti di una sua qualsiasi via di fuga dal gruppo. Da giovedì 3 maggio 2018 a Gerusalemme (dove venerdì 4 maggio è partito il Giro d’Italia) Ginettaccio è anche cittadino onorario d’Israele. Nuovo riconoscimento — conferito postumo — al coraggio di un campione umile e intelligente. Che ha saputo, con la «sbeffeggiante» ironia e la furbizia di certi italiani dal cuore grande, mettere la propria fama sportiva al servizio di una causa talmente importante da renderlo — anche suo malgrado — un eroe vero. Da libri di storia. Una causa che ha aiutato centinaia di ebrei a sopravvivere. Affrontata e vinta con la sola forza di quei polpacci venosi, di una maglietta madida e la solita (eterna) bicicletta. Fra «machine pistol» spianate, bombe, macerie. Vittime e carnefici.

Già «Giusto tra le Nazioni». Bartali è stato nominato «Giusto tra le nazioni» già nel 2013, per aver contribuito a salvare circa 800 cittadini italiani ebrei. In anni in cui il territorio toscano era devastato dalla guerra e con la scusa degli allenamenti, «Ginettaccio» nascondeva nel telaio della sua bicicletta documenti fondamentali per gli israeliti fiorentini che cercavano di sfuggire alle deportazioni. Contattato dalla Curia di Firenze, il campione si era reso disponibile a diventare una «staffetta» su richiesta diretta del cardinale di Firenze Elia Dalla Costa. Se fosse stato scoperto? Avrebbe fatto la fine di tanti altri eroi: sarebbe stato ucciso o deportato. Probabilmente senza nemmeno un processo. Sicuramente la sua fama non lo avrebbe salvato.

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La santità? No, non è per superuomini

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di Pierangelo Sequeri in “Avvenire” del 10 aprile 2018

Firmata il 19 marzo e presentata il 9 aprile, l’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate. Sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”, risponde all’obiettivo di «far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità» (n. 2).

Gaudete et exsultate” si aggiunge agli altri testi magisteriali già pubblicati da papa Francesco. L’enciclica “Lumen fidei” ha completato il percorso iniziato da Benedetto sulle tre virtù teologali. L’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” è il programma di riforma del papato di Francesco. L’enciclica “Laudato sì” dà forma al tema ambientale all’interno della dottrina sociale della Chiesa. L’esortazione apostolica “Amoris laetitia” conclude il percorso del duplice sinodo sulla questione della famiglia oggi. “Gaudete et exsultate” sembra nasca direttamente dalla pratica pastorale, da quell’avvertire «l’odore delle pecore» che qualifica il papa. Essa nasce dal contatto del papa con la gente e vuole orientare il cammino del popolo di Dio.

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Progetto di ristrutturazione della canonica

I lavori di ristrutturazione della canonica stanno procedendo celermente: i lavori di consolidamento sono ormai conclusi e nel mese di marzo sono iniziati i lavori relativi agli intonaci e agli impianti (elettrico e idraulico). La fine dei lavori è prevista per la fine di giugno. Nel corso dei lavori non sono emerse problematiche particolari, per cui il quadro economico del progetto è il seguente:

Costo complessivo del progetto: 1.265.870,54 euro

Contributi CEI e Regione: 909.504,19 euro

Disponibilità parrocchia: 247.037,57 euro

Residuo da reperire: 109.328,78 euro (calcolando la restituzione dei prestiti)

 

Dal punto di vista economico il periodo natalizio è stato certamente positivo e ricco di “doni”. Il primo aspetto positivo è legato alla vendita di un immobile di proprietà della parrocchia (la cosiddetta “casa Rosi”): dalla vendita sono stati ricavati 100.000 euro che hanno permesso di portare il fondo parrocchiale destinato ai lavori a 190.000 euro. Altro aspetto positivo degli ultimi mesi è l’incremento delle donazioni: grazie al sostegno di tanti abbiamo ricevuto 31.058,00 euro.
Questi due fattori permettono di ridurre a 135.308,35 euro il disavanzo a copertura dei lavori.
Visto che i prestiti infruttiferi devono essere restituiti, la situazione attuale ci obbliga ad accendere un mutuo per coprire il disavanzo: insieme all’ufficio economico della diocesi stiamo studiando l’operazione. L’accensione di un mutuo è una scelta importante per la nostra comunità, è una scelta che impegna tutti verso una corresponsabilità non solo pastorale ma anche economica per i prossimi anni.

Come saprete la parrocchia non ha entrate, se non le offerte e le donazioni. Ricordiamo che è possibile sostenere i progetti parrocchiali lasciando un’offerta in basilica oppure effettuando un bonifico bancario:

– UNICREDIT (filiale san Cesario s/P), IBAN: IT54J0200866970000100924116

– BPER (agenzia San Cesario s/P), IBAN: IT61E0538766970000000300027

Le offerte non sono deducibili/detraibili.

Grazie a tutti coloro che hanno sostenuto e continuano a sostenere i progetti della nostra parrocchia!

                                                                                     I consigli pastorale e affari economici

Scarica il file per conoscere meglio il significato del progetto:

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