Parrocchia 2.0

Dal 6 al 9 giugno si è svolta la Tre giorni pastorale diocesana. Riportiamo il testo con il quale il vescovo ha introdotto i lavori e tracciato le linee per il nuovo anno pastorale.

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di Erio Castellucci in www.chiesadimodena.it del 6 giugno 2018

«Un anno solo non basta per riflettere sulla parrocchia»: nei diversi incontri vicariali e diocesani, a cui ho partecipato da settembre ad oggi, ho sentito più volte questa osservazione e ho pensato che andasse raccolta. Così, nei vari confronti con il consiglio episcopale, presbiterale e diaconale e con gli uffici di Curia, oltre che in tanti dialoghi spontanei con singoli e gruppi, si è andato precisando l’argomento del prossimo anno: ancora la parrocchia, dunque, ma da un’ottica diversa.

Nell’anno pastorale che si sta concludendo abbiamo puntato i riflettori sull’identità della comunità parrocchiale, cercando di individuarne i doni essenziali: la parola di Dio, i sacramenti, la fraternità. Doni che si riassumono nella celebrazione eucaristica, vero carburante e cemento delle nostre comunità. Abbiamo anche lasciato emergere, con franchezza, le malattie che affliggono le parrocchie: soprattutto una certa immobilità, il chiacchiericcio, il pessimismo, il lamento e la mania di contarsi. Abbiamo poi avviato un percorso di snellimento, quasi una “dieta” comunitaria, che riguarda la presenza e il funzionamento delle strutture e la rivisitazione del territorio, pensando ad una pastorale più dinamica.

Questo desiderio missionario muove anche il secondo anno di confronto sulla parrocchia. Il testo di riferimento è sempre il n. 28 di “Evangelii Gaudium”, dove papa Francesco tra l’altro scrive che «l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione». Sembrano particolarmente urgenti quattro “luoghi” nei quali la vita concreta delle persone interroga le nostre parrocchie: il mondo del lavoro, l’esperienza del dolore, le attività sportive e oratoriali, l’incontro con i migranti. Ad altri “luoghi” importanti, la famiglia e la casa, abbiamo dedicato l’anno pastorale 2016– 2017; e ad altri due vorremmo dedicare i successivi: l’iniziazione cristiana dei ragazzi e l’universo dei giovani. Perché proprio questi quattro orizzonti: lavoro, sofferenza, sport–oratorio e migrazioni? Perché rappresentano quel “mondo” con il quale la Chiesa è chiamata a mettersi in relazione, per vivere la fedeltà al mandato di Gesù risorto: andare in tutto il mondo, predicare fino ai confini della terra, annunciare il Vangelo ad ogni uomo. Non faremo della teoria sul lavoro e la sofferenza, sullo sport e le migrazioni; ci chiederemo invece che cosa significa concretamente essere parrocchia – vivere cioè la missione di annunciare Cristo con la vita, le opere e le parole – di fronte a queste grandi sfide. Non possiamo chiuderci nel cerchio delle nostre attività, quasi che i problemi del mondo debbano rimanere fuori dalla celebrazione eucaristica, dalla catechesi e dalla vita fraterna di una comunità. Non possiamo nemmeno limitarci ad affidare al buon cuore dei singoli (che grazie a Dio sono tanti) l’attenzione a questi “luoghi”, come se richiedessero delle specializzazioni e delle deleghe. E non possiamo, infine, accontentarci di rispondere a delle emergenze, quali oggi in effetti sono il lavoro, l’educazione, le migrazioni e le sofferenze. Il Risorto ci ha dato doni necessari e sufficienti per lasciarci provocare e trovare i modi di testimoniare la gioia del Vangelo anche nelle situazioni difficili. Le parrocchie stanno già facendo molto, spesso più di altri e alcune volte al di sopra delle loro possibilità. Non si tratta tanto di aggiungere delle attività, quanto di rinnovarci e rimanere aperti alla voce dello Spirito, che parla anche attraverso gli uomini del nostro tempo.