La chiesa non è un museo da custodire, ma un giardino da coltivare

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Lettera del Consiglio pastorale parrocchiale al vescovo Erio Castellucci – 26 giugno 2018

Carissimo don Erio,
come CPP e CPAE siamo venuti a conoscenza della nomina di don Fabrizio a parroco di Castelnuovo Rangone. La notizia ci ha inizialmente destabilizzato e addolorato nel profondo, tanto che per alcuni giorni la foto del nostro vescovo è stata riposta nel cassetto, così come lei ha fatto con la foto del papa dopo la sua nomina episcopale. Capiamo tuttavia che la decisione sia giusta e ponderata: essa porta con sé un significativo valore nell’ottica di un rinnovamento della chiesa di Modena.
Nell’intento di offrire alcuni elementi che speriamo siano utili per il suo discernimento nella scelta del nuovo parroco, a nome della comunità, desideriamo presentarle alcuni tratti costitutivi del nostro cammino.

“La chiesa non è un museo da custodire, ma un giardino da coltivare”: questa grande intuizione di Giovanni XXIII racchiude il senso profondo del percorso di rinnovamento che in questi anni abbiamo cercato di portare avanti, investendo le nostre idee ed energie per far fiorire la nostra comunità.
In ascolto del vangelo e grazie alla conoscenza sempre più approfondita del Concilio Vaticano II e dei suoi preziosi documenti, abbiamo cercato di fare della nostra parrocchia un giardino da coltivare, con fiori differenti ma tutti animati dalla voglia di crescere.

Il cammino ha visto al suo centro la grande sfida della corresponsabilità, un superamento della parrocchia nell’ottica tridentina per abbracciare la nuova visione che la Lumen Gentium ci ha consegnato. Abbiamo cercato di declinare ed esprimere la corresponsabilità attraverso la valorizzazione del CPP e del CPAE, la formazione permanente, il lavoro in equipe, una liturgia concelebrata e progetti di carità condivisi.
In questi anni abbiamo riflettuto sul nostro ruolo di laici e abbiamo valorizzato la “dignità” di cui il Concilio ci ha investito. Abbiamo cercato di attuare un cambio di mentalità e di prospettiva, prima che di metodo, consapevoli che il cambiamento è in atto e deve sempre compiersi, perché nel percorso della fede e della vita non si è mai arrivati. Per questo motivo siamo consapevoli che dobbiamo ancora crescere molto sia a livello personale che comunitario.

Desideriamo condividere con lei tre esperienze che esprimono in modo più concreto come si è sviluppato e strutturato il nostro cammino.

Innanzitutto in questi anni abbiamo recuperato la centralità della Parola: questo ci ha permesso di ri-scoprire un Vangelo sempre “nuovo”, un annuncio di libertà e bellezza che ha trasformato le nostre vite. Abbiamo scoperto che si può coniugare Vangelo e vita in modo armonico, per trasmettere l’annuncio della buona notizia in modo coerente, credibile e “affascinante”.

Altro punto di forza e irrinunciabile del nostro percorso è stato ed è il rinnovamento dell’iniziazione cristiana che ha messo al centro l’adulto e la famiglia. Proprio la catechesi famigliare è stato il volano che ha rimesso in moto, ormai diciotto anni fa, il nostro percorso parrocchiale: questo cammino insieme agli adulti ci ha permesso di riscoprirci non arrivati, ma destinatari del vangelo, chiamati a farci compagni di viaggio gli uni degli altri.
Infine un’esperienza molto intensa è il lavoro che stiamo realizzando come Consiglio pastorale parrocchiale e come Consiglio affari economici. Si tratta dei veri luoghi pensanti e decisionali del cammino comunitario. Per ciascuno di noi è sempre stato un motivo forte di crescita poter far parte di questi organismi: ci ha stimolato moltissimo poter constatare con mano come CPP e CPAE sono realmente il luogo in cui ci si forma, ci si confronta e si prendono decisioni per il bene e per il futuro della parrocchia. Si tratta di spazi in cui viene valorizzata la presenza di ognuno, spazi di ascolto, di confronto e discernimento, in cui il voto di ciascuno vale uno. Proprio questo stile è il segno che CPP e CPAE sono luoghi di decisioni condivise, in cui il parroco non ha pieni poteri e in cui i laici non si limitano solo a dare consigli. Abbiamo maturato uno stile di vera corresponsabilità in cui il parere di ciascuno è importante e determinante. Questo è stato per tutti noi uno stimolo a crescere e a cercare di dare il meglio per il bene della nostra parrocchia.

Certamente il percorso non è stato sempre facile e lineare. Abbiamo conosciuto ostacoli, incomprensioni, anche al nostro interno. Abbiamo però sempre cercato di affrontare, analizzare e superare le difficoltà con verità e trasparenza, per operare in modo condiviso, cercando sempre il vero bene della nostra comunità parrocchiale.

Fermi nella volontà di custodire e far crescere quanto abbiamo realizzato, confidiamo nel suo discernimento per individuare un presbitero in sintonia con il nostro cammino, capace e desideroso di dare continuità al progetto pastorale della nostra parrocchia.

Disponibili ad incontrarla e a continuare il dialogo, la salutiamo cordialmente.