Il Papa ai giovani: la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo

di Iacopo Scaramuzzi in “La Stampa Vatican Insider” dell’11 agosto 2018

«La Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo»: papa Francesco incontra al Circo Massimo 70mila giovani giunti a Roma da tutta Italia e li esorta a seguire «grandi sogni» nella vita, a vivere l’amore senza «però» e ad evitare il clericalismo, «perversione della Chiesa», uscendo da sé e andando incontro agli altri e così testimoniando concretamente la fede.

Il Papa ha risposto alle domande che gli hanno posto alcuni dei giovani arrivati da circa duecento diocesi italiane in occasione dell’evento promosso dalla Conferenza episcopale italiana «Per mille strade verso Roma».

Dario, infermiere in un istituto di cure palliative, aveva detto: «Per i giovani non sono più sufficienti le “imposizioni” dall’alto, a noi servono delle prove e una testimonianza sincera di Chiesa che ci accompagni e ci ascolti per i dubbi che la nostra generazione quotidianamente si pone». Tante volte, ha detto Jorge Mario Bergoglio, «le risposte positive non possono darsi con le parole, si devono dare rischiando se stessi nella testimonianza. Dove non c’è testimonianza non c’è lo Spirito Santo. Dei primi cristiani si diceva: “guardate come si amano”, perché la gente vedeva la loro testimonianza. Essere cristiano – ha proseguito il Papa – non è uno status qualificato nella vita… Dobbiamo scegliere la testimonianza. Una volta – ha detto ancora il Pontefice argentino – in un pranzo con i giovani a Cracovia un ragazzo mi ha detto: “Ho un problema, ho un compagno agnostico, cosa devo dirgli per fargli capire che la nostra è la vera religione?” Io ho detto: “Caro, l’ultima cosa che devi fare è dirgli qualcosa, incomincia a vivere come cristiano e sarà lui a chiederti perché vivi così”», ha detto il Papa tra gli applausi dei ragazzi.

Dario ha parlato degli «inutili fasti e i frequenti scandali» che «rendono ormai la Chiesa poco credibile ai nostri occhi»: «Lo scandalo di una Chiesa formale, non testimone», ha chiosato il Papa, «lo scandalo di una Chiesa chiusa che non esce. Tutti i giorni ciascuno deve uscire da se stesso, sia contento o triste, per carezzare gli ammalati, per andare verso gli altri, andare al di là delle frontiere che mi danno sicurezza. Tante volte Gesù bussa alla porta da dentro di noi perché lo lasciamo uscire, perché senza testimonianza lo teniamo prigioniero delle nostre formalità delle nostre chiusure, del nostro egoismo, del nostro modo di vivere clericale. Il clericalismo, che non è solo dei chierici ma tocca tutti noi, è una perversione della Chiesa. Cari giovani – ha concluso – la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo».

A una ragazza che gli ha raccontato la sua esperienza di scegliere di studiare storia dell’arte nonostante che il professore al quale si era rivolta l’avesse scoraggiata invitandola a studiare invece economia, il Papa ha risposto insistendo sulla necessità di sognare in grande. «I sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti, perché quando un giovane sogna va lontano», ha detto Francesco. «Forse perché hanno smesso di sognare e di rischiare, forse perché i vostri sogni mettono in crisi le loro scelte di vita. Ma voi non lasciatevi rubare i vostri sogni. C’era un ragazzo qui in Italia, ventenne, che cominciò a sognare alla grande. Il suo papà, un grande affarista, cercò di convincerlo e lui disse: “No, io voglio sognare questo che sento dentro”, e alla fine se n’è andato per sognare, si è rifugiato nel vescovado, si è spogliato delle vesti e le ha date al padre: “Lasciami andare”. Questo giovane, un italiano ventenne, si chiamava Francesco, e ha cambiato la storia dell’Italia. Francesco ha rischiato di sognare in grande, non conosceva le frontiere. Pensiamo, era un giovane come voi, ma come sognava! Dicevano che era pazzo perché sognava così, e tanto bene ha fatto e fa continuamente. I giovani fanno un po’ di paura agli adulti, perché gli adulti hanno smesso di sognare, di rischiare, si sono sistemati bene e il sogno è pericoloso. E voi non lasciatevi rubare i vostri sogni», ha detto il Papa. «Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato, non potrà capire la vita, la forza della vita: i sogni ti svegliano e ti portano oltre», ha aggiunto Francesco, invitando a non fare sogni «miseri», sogni di «comodità», a non essere giovani da «divano» che «vanno in pensione a venti anni», ma, invece, a essere «capaci di sognare» e diventare «maestri del sogno. Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni, rischiate su quella strada, non abbiate paura», ha detto ancora il Papa, che ha poi citato Giovanni XXIII: «Non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di bene».

Un’altra ragazza ha posto al Papa con foga una domanda sul desiderio di mettere su famiglia e la tentazione di rinviare questa scelta per motivi professionali. «È coraggiosa Martina! Ha messo il dito nella piaga, la scelta dell’amore, “però… non adesso, quando finirò gli studi per esempio”. Quel “però” ci ferma, non ci lascia andare, ci toglie la libertà. C’è sempre un “però” che a volte diventa più grande della scelta e la soffoca». Il Papa ha invitato i ragazzi a distinguere tra l’amore vero dall’«entusiasmo amoroso truccato di amore», esortandoli però a non esitare di fronte all’amore vero: «L’amore non tollera metà misure, o tutto o niente. Nell’amore, per farlo crescere, non vanno le scappatoie. L’amore deve essere sincero, aperto, coraggioso. Nell’amore tu devi mettere tutto: devi mettere tutta la carne sulla grigliata, così diciamo noi in Argentina». «Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila», ha detto il Papa quando ha ripreso la parola a conclusione della serata. «Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio. Sarò felice di vedervi correre più forte di chi nella Chiesa è un po’ lento e timoroso. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci, come Giovanni aspettò Pietro davanti al sepolcro vuoto».