Carissimi,
gli sviluppi della vicenda del contagio da «coronavirus» ci sta toccando profondamente e tocca la nostra stessa vita comunitaria. I provvedimenti presi dalle autorità civili e dal nostro vescovo sono orientate a favorire una gestione il più possibile serena della situazione.
Con l’ultimo comunicato del vescovo Erio è stato stabilito che:

Considerando la diffusione del virus in alcune zone della Regione, ci si attenga sempre a criteri di prudenza, evitando concentrazione di persone in spazi ristretti e per lungo tempo, sia in riferimento alle attività parrocchiali che diocesane. Le chiese rimangono aperte al culto e alla preghiera individuale.
Data la circostanza, è sospeso il precetto festivo (Can 1248 §2). Tuttavia, è consentita la celebrazione delle SS. Messe prefestive e festive, evitando processioni e assembramenti di persone al temine della celebrazione, a condizione che venga ottemperata la disposizione n. 1. Coloro che per motivi di salute non si sentissero di partecipare alla celebrazione, preghino nelle loro case, con l’aiuto di sussidi e seguendo se possibile le liturgie alla televisione.

Il comunicato afferma che, sebbene la situazione appaia ancora piuttosto instabile – è consentito – coi dovuti accorgimenti – celebrare l’eucarestia.

Ho a lungo riflettuto sulla decisione da prendere. Non vi nascondo che dentro di me c’è un forte combattimento. Se da una parte è forte il desiderio di tornare a celebrare l’eucarestia assieme, dall’altra sento anche il dovere di confessarvi che per rispetto di tanti preferisco – lo dico con dispiacere – evitare di presiedere le tre eucarestie di questo fine settimana. Significherebbe altresì domandare la presenza di persone che mi assistano mettendoli e mettendomi in una situazione comunque precaria, non potendo assicurare quelle cautele che sono richieste. Pertanto, per una maggiore serenità personale e di tante persone, preferisco completare il periodo di sospensione delle celebrazioni a suo tempo stabilito dall’ordinanza regionale e che si concluderà domenica 1 marzo.

Comprendo i tanti che pensano che si possa esprimere una profonda condivisione nella comunità celebrando in comunione con coloro che sono malati o che, per fragilità, sinceri timori e preoccupazioni, non parteciperebbero alla messa domenicale.

Penso altresì che esista un’altra forma di comunione, forse più difficile e sofferta, che si esprime nel vivere assieme il «digiuno eucaristico» e pregando personalmente o in famiglia.

Essere comunità nutrita dalla eucarestia significa fare tesoro delle celebrazioni vissute, per sentirsi uniti anche quando non è possibile, o rischioso, ritrovarsi per pregare assieme.

Questa «comunione nella vulnerabilità», che il Signore ha vissuto nella sua vita, si rende oggi concreta e palpabile tra di noi.

Sono convinto, tuttavia, che anche questa debolezza condivisa possa rafforzare la comunione.

Pertanto nella nostra parrocchia non saranno celebrate le messe delle ore 19.00 di sabato 29 febbraio e delle 9.30 3 11.00 di domenica 1 marzo.

Ricordo che, per espressa dichiarazione del nostro vescovo Erio, in questa circostanza si è esonerati dall’obbligo del precetto domenicale, e che – se lo si desidera – è possibile partecipare alla messa celebrata in altre parrocchie, o assistere ad una celebrazione trasmessa in TV.

Vi ringrazio profondamente per la comprensione e per la comunione viva che sperimentiamo in questi giorni.

Vi abbraccio con affetto.

don Luca Palazzi