Daily Archives: 23 Marzo 2024

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Gesti di cura, lampi di resurrezione

A leggere la passione del Signore, in questo incalzare del male, questo addensarsi delle tenebre su un innocente, oltraggiato e lasciato solo, la mente non può che andare a quei tanti innocenti oppressi e travolti dalle logiche dei potenti e dalle conseguenze delle guerre. Più ci si addentra con Gesù nella sua passione e più si percepisce la pesantezza dell’odio e della “banalità del male”, capaci di sbarazzarsi di chi non accetta le logiche del potere e del dominio.
Eppure, all’inizio e alla fine della narrazione della Passione secondo Marco, quasi a fare da cornice alle ultime ore di Gesù, ci sono due lampi di luce che hanno come protagoniste delle donne. Pochi giorni prima di Pasqua Gesù si trova a Betania e qui viene cosparso di nardo da una donna, quale anticipo sulla unzione del corpo deposto nella tomba. Il giorno di Pasqua, poi, alcune donne – portando con sé gli unguenti – vanno al sepolcro per prendersi cura del corpo del Signore.
Colpiscono questi due gesti di cura: sono infatti, di per sé, esagerati – perché la donna di Betania spreca tanto profumo quanto un anno di stipendio per ungere Gesù – nonché inutili (che senso ha andare a profumare un corpo morto, di una persona cara che non potrai più avere accanto?).
Eppure, questi gesti compiuti o anche solo desiderati, raccontano la forza dell’amore capace di dare un senso anche a ciò che è insensato e brutale.
Lo spreco dell’unguento, tale da inondare la sala con il suo profumo, ci parla della capacità di un gesto semplice ma gratuito di espandersi e dare un “respiro” diverso alla vita, anche quando è segnata dal dramma e dalla cattiveria.
Così il desiderio di ungere un corpo morto, anche se non sarà loro permesso, sospinge delle donne a raggiungere il sepolcro, a non accettare che l’ultima parola sia la morte.
Quel gesto – seppur incompiuto – ci narra la accettazione della realtà senza rassegnazione. Le donne fanno i conti con un corpo non più vivo, eppure non viene meno il desiderio di continuare ad amarlo così com’è.
Spesso viviamo situazioni che non possiamo cambiare; non possiamo deviare il corso di certi esiti, come la croce del Signore. Oppure, dobbiamo accettare eventi che non abbiamo voluto, né determinato. Resta però la possibilità di continuare ad amare. Nei gesti di amore, gratuito, smisurati e inutili, sprigionano per tutti noi autentici lampi di resurrezione.

Buona Pasqua.

Articolo della settimana

Il triduo pasquale

Nel fluire del tempo, la Chiesa celebra il Triduo pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, quale culmine di tutto l’anno liturgico, che illumina il senso di tutta la nostra vita cristiana.
Portale d’accesso a questi giorni santi è la celebrazione vespertina del Giovedì santo che commemora l’Ultima Cena, nel segno di una vita esposta, donata e consegnata: l’amore si fa servizio e dono, nel gesto di un Dio in ginocchio davanti agli uomini per lavare loro i piedi, e nel simbolo di un pane spezzato e del vino versato, profezia della consegna totale della vita. La liturgia del Venerdì santo sosta sul mistero della morte di Cristo e trova il suo centro nella Croce, strumento di morte, diventato luogo luminoso, in cui la gloria di Dio si manifesta nella debolezza mortale di un amore vissuto sino alla fine.

Nel Sabato santo, la Chiesa contempla il “riposo” di Cristo nella tomba: è il silenzio sospeso dell’attesa, della speranza contro ogni speranza, perché «questa non è notte, | se donne in segreto preparano aromi, | se le piante mettono | gemme di luce, | se gonfia è la terra | di luce sepolta, | in attesa dell’alba» (D. M. Montagna). Così la Veglia pasquale fa risuonare di nuovo l’Alleluia, nella luce del Cristo risorto, centro e fine del cosmo e della storia. «A volte il buio della notte sembra penetrare nell’anima; a volte pensiamo: “ormai non c’è più nulla da fare”, e il cuore non trova più la forza di amare… Ma proprio in quel buio Cristo accende il fuoco dell’amore di Dio: un bagliore rompe l’oscurità e annuncia un nuovo inizio, qualcosa incomincia nel buio più profondo. Noi sappiamo che la notte è “più notte”, è più buia poco prima che incominci il giorno. Ma proprio in quel buio è Cristo che vince e che accende il fuoco dell’amore. La pietra del dolore è ribaltata lasciando spazio alla speranza. Ecco il grande mistero della Pasqua! In questa santa notte la Chiesa ci consegna la luce del Risorto, perché in noi non ci sia il rimpianto di chi dice “ormai…”, ma la speranza di chi si apre a un presente pieno di futuro: Cristo ha vinto la morte, e noi con Lui. La nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro, la nostra vita va oltre con la speranza in Cristo che è risorto proprio da quel sepolcro. Come cristiani siamo chiamati ad essere sentinelle del mattino, che sanno scorgere i segni del Risorto, come hanno fatto le donne e i discepoli accorsi al sepolcro all’alba del primo giorno della settimana» (papa Francesco).