Daily Archives: 23 Marzo 2024

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Il vuoto: preludio di novità

A lungo, nel passato, si è fatto strada il principio dell’”horror vacui” che possiamo tradurre come “terrore del vuoto”; si tratta di un principio per il quale la natura stessa rifugge il vuoto e – pertanto – tende a riempirlo costantemente, come l’acqua tende a insinuarsi negli incavi, o l’aria ad occupare tutti gli spazi. Un principio che ha afferrato anche l’uomo, per il quale occorreva riempire ogni pagina bianca, o arricchire di ornamenti le pareti delle chiese o dei palazzi comunali. Anche oggi, l’uomo contemporaneo e tecnologico sembra essere afferrato nuovamente da questo terrore: dal vuoto di relazioni, al vuoto di rumori, fino al vuoto di informazioni, di “collegamenti”, di “visualizzazioni” al cellulare…

Anche il tempo vuoto sembra spaventare.

Per noi credenti, le chiese vuote del periodo del Covid e quelle (semi) vuote di questi anni ci spaventano e la principale preoccupazione è – da un lato – trovare soluzioni per frenare questa emorragia e – dall’altro – ritornare a quel tempo in cui il cattolicesimo riempiva ogni ambito della società.

Eppure, la Pasqua del Signore, l’evento centrale della nostra fede, si basa su un vuoto. Una tomba vuota che ha lasciato interdetti. Una assenza che ha lasciato smarriti i discepoli. Un vuoto, insomma, che non è stato immediatamente riempito, ma che ha richiesto pazienza, l’emergere dei dubbi, il fiorire di una timida fede per poterlo comprendere e dotare di senso.

Pietro, Giovanni, Maria Maddalena e – via via – i discepoli, hanno dovuto sostare davanti ad un vuoto senza poter offrire una parola che spiegasse. Anzi. Quando hanno provato a farlo, si sono scoperti incapaci, o – per lo più – impegnati a balbettare parole senza senso.

Solo una parola diversa ha potuto dare un significato a quel vuoto. La Parola di Gesù. 

Una Parola che ha fatto fatica a fare breccia nei cuori dei discepoli, troppo ripiegati su se stessi e sulle speranze svanite. Per questo il tempo di Pasqua, i cinquanta giorni che succedono alla domenica di Resurrezione, non è un tempo sospeso, o un tempo semplicemente di festa, ma lo “spazio” per lasciare che il dubbio di una tomba vuota diventi – in profondità – la fiducia in un nuovo inizio le cui gemme già si vedono sbocciare.

Per accettare i vuoti e renderli nuovamente grembi fecondi di vita occorre tempo, abbandonando l’ansia delle risposte frettolose e facilmente rassicuranti ma che cercano di fermare il passato invece che aprire al futuro. Dobbiamo sostare davanti ai tanti vuoti della chiesa e delle nostre vite e attendere fiduciosi una parola diversa, anche sconvolgente, paradossale e – forse – anche assurda.

Perché la resurrezione è l’imprevedibile che irrompe nei vuoti del mondo.

Buona Pasqua.

Articolo della settimana

Il triduo pasquale

Nel fluire del tempo, la Chiesa celebra il Triduo pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, quale culmine di tutto l’anno liturgico, che illumina il senso di tutta la nostra vita cristiana.
Portale d’accesso a questi giorni santi è la celebrazione vespertina del Giovedì santo che commemora l’Ultima Cena, nel segno di una vita esposta, donata e consegnata: l’amore si fa servizio e dono, nel gesto di un Dio in ginocchio davanti agli uomini per lavare loro i piedi, e nel simbolo di un pane spezzato e del vino versato, profezia della consegna totale della vita. La liturgia del Venerdì santo sosta sul mistero della morte di Cristo e trova il suo centro nella Croce, strumento di morte, diventato luogo luminoso, in cui la gloria di Dio si manifesta nella debolezza mortale di un amore vissuto sino alla fine.

Nel Sabato santo, la Chiesa contempla il “riposo” di Cristo nella tomba: è il silenzio sospeso dell’attesa, della speranza contro ogni speranza, perché «questa non è notte, | se donne in segreto preparano aromi, | se le piante mettono | gemme di luce, | se gonfia è la terra | di luce sepolta, | in attesa dell’alba» (D. M. Montagna). Così la Veglia pasquale fa risuonare di nuovo l’Alleluia, nella luce del Cristo risorto, centro e fine del cosmo e della storia. «A volte il buio della notte sembra penetrare nell’anima; a volte pensiamo: “ormai non c’è più nulla da fare”, e il cuore non trova più la forza di amare… Ma proprio in quel buio Cristo accende il fuoco dell’amore di Dio: un bagliore rompe l’oscurità e annuncia un nuovo inizio, qualcosa incomincia nel buio più profondo. Noi sappiamo che la notte è “più notte”, è più buia poco prima che incominci il giorno. Ma proprio in quel buio è Cristo che vince e che accende il fuoco dell’amore. La pietra del dolore è ribaltata lasciando spazio alla speranza. Ecco il grande mistero della Pasqua! In questa santa notte la Chiesa ci consegna la luce del Risorto, perché in noi non ci sia il rimpianto di chi dice “ormai…”, ma la speranza di chi si apre a un presente pieno di futuro: Cristo ha vinto la morte, e noi con Lui. La nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro, la nostra vita va oltre con la speranza in Cristo che è risorto proprio da quel sepolcro. Come cristiani siamo chiamati ad essere sentinelle del mattino, che sanno scorgere i segni del Risorto, come hanno fatto le donne e i discepoli accorsi al sepolcro all’alba del primo giorno della settimana» (papa Francesco).