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La chiesa non è un museo da custodire, ma un giardino da coltivare

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Lettera del Consiglio pastorale parrocchiale al vescovo Erio Castellucci – 26 giugno 2018

Carissimo don Erio,
come CPP e CPAE siamo venuti a conoscenza della nomina di don Fabrizio a parroco di Castelnuovo Rangone. La notizia ci ha inizialmente destabilizzato e addolorato nel profondo, tanto che per alcuni giorni la foto del nostro vescovo è stata riposta nel cassetto, così come lei ha fatto con la foto del papa dopo la sua nomina episcopale. Capiamo tuttavia che la decisione sia giusta e ponderata: essa porta con sé un significativo valore nell’ottica di un rinnovamento della chiesa di Modena.
Nell’intento di offrire alcuni elementi che speriamo siano utili per il suo discernimento nella scelta del nuovo parroco, a nome della comunità, desideriamo presentarle alcuni tratti costitutivi del nostro cammino.

“La chiesa non è un museo da custodire, ma un giardino da coltivare”: questa grande intuizione di Giovanni XXIII racchiude il senso profondo del percorso di rinnovamento che in questi anni abbiamo cercato di portare avanti, investendo le nostre idee ed energie per far fiorire la nostra comunità.
In ascolto del vangelo e grazie alla conoscenza sempre più approfondita del Concilio Vaticano II e dei suoi preziosi documenti, abbiamo cercato di fare della nostra parrocchia un giardino da coltivare, con fiori differenti ma tutti animati dalla voglia di crescere.

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Don Fabrizio nominato parroco di Castelnuovo

L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi

in www.chiesadimodena.it del 17 giugno 2018

Cambiamenti in vista per due parrocchie della nostra diocesi: a seguito della rinuncia di don Isacco Spinelli – che in autunno si trasferirà a Maranello, dove presterà la sua opera come collaboratore – l’Arcivescovo ha nominato parroco di Castelnuovo Rangone don Fabrizio Colombini, che attualmente svolge il ministero presso la parrocchia di San Cesario sul Panaro. Durante l’estate, però, i due sacerdoti continueranno a servire le rispettive comunità come amministratori parrocchiali, finchè San Cesario non abbia ricevuto un nuovo parroco e don Colombini non faccia il suo ingresso a Castelnuovo.
Don Fabrizio Colombini, nato a Modena il 22 novembre 1971, è stato ordinato diacono il 7 ottobre 1995, prestando servizio presso la parrocchia urbana del Crocifisso, fino all’ordinazione presbiterale, il 1° giugno 1996.
Viceparroco di Casinalbo dal 1996 al 1999, è stato in seguito viceparroco a Vignola per quasi cinque anni (1999–2004), prima di essere nominato parroco di San Cesario nel 2006.
Don Colombini si è specializzato in Teologia spirituale presso la Pontificia università Gregoriana fra il 2004 e il 2006, materia della quale è docente presso lo Studio teologico interdiocesano di Reggio Emilia. All’Istituto superiore di scienze religiose dell’Emilia, don Colombini insegna invece Teologia dei ministeri e Teologia del laicato.

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Progetto di ristrutturazione della canonica

Situazione economica lavori canonica

I lavori della canonica stanno volgendo alla conclusione. Nei prossimi mesi si procederà con la sistemazione dei muri esterni, verranno realizzati i controsoffitti in cannicciato e i pavimenti, si ultimeranno gli impianti e saranno tinteggiate le pareti interne. Per la copertura delle spese rimanenti (€ 109.000,00) la parrocchia accenderà un mutuo: si tratta di una scelta che impegna la nostra comunità non solo ora, ma anche nei prossimi anni.

Nel corso dei lavori non sono emerse problematiche particolari, per cui il quadro economico del progetto è il seguente:

Costo complessivo del progetto: 1.265.870,54 euro

Contributi CEI e Regione: 909.504,19 euro

Spese già sostenute a carico della parrocchia: 125.792,51 euro

Disponibilità parrocchia: 121.573,84 euro

Residuo da reperire: 109.000,00 euro (calcolando la restituzione dei prestiti)

Come saprete la parrocchia non ha entrate, se non le offerte e le donazioni. Ricordiamo che è possibile sostenere i progetti parrocchiali lasciando un’offerta in basilica oppure effettuando un bonifico bancario:

– UNICREDIT (filiale san Cesario s/P), IBAN: IT54J0200866970000100924116

– BPER (agenzia San Cesario s/P), IBAN: IT61E0538766970000000300027

Le offerte non sono deducibili/detraibili.

Grazie a tutti coloro che hanno sostenuto e continuano a sostenere i progetti della nostra parrocchia!

                                                                                     I consigli pastorale e affari economici

Scarica il file per conoscere meglio il significato del progetto:

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Lettera aperta all’Onorevole Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano

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di mons. Luigi Bettazzi in www.PaxChristi.it del 2 luglio 2018

Scrivo questa lettera sul tema scottante degli immigrati (e la scrivo da un edificio diocesano che ne ospita). Lo faccio non come antica autorità religiosa al Presidente di un Governo “laico” (anche se un autorevole membro del Suo Governo ha sbandierato, sia pure in campagna elettorale, simboli apertamente religiosi, anzi cristiani, quindi compromettenti), lo faccio come cittadino dell’Italia che, nella Costituzione, garantisce il diritto d’asilo a quanti, nel loro paese, sono impediti di esercitare le libertà democratiche; lo faccio come cittadino dell’Europa che, nella Carta dei diritti fondamentali, afferma: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”.
Ci siamo resi conto che Lei, al recente vertice Ue, ha fatto sentire fortemente la voce dell’Italia; ma siamo stati delusi dalla sordità della maggioranza dei rappresentanti dell’Europa (me lo lasci notare, anche delle nazioni tradizionalmente più “cristiane”) e dell’incapacità dell’insieme di mantenere le tradizioni “umane” del nostro Continente e dell’ispirazione iniziale della sua unità. Mi lasci dire che siamo – parlo di tanti di cui ho colto il pensiero – altrettanto delusi che, nella difficoltà di ottenere consensi più ampi, l’Italia rimanga su posizioni di chiusura, forse (ma solo “forse” se guardiamo al nostro passato coloniale o ci proiettiamo sul nostro futuro demografico) comprensibili sul piano della contrattazione, non su quello del riferimento a vite umane. Siamo tanti a non volerci sentire responsabili di navi bloccate e di porti chiusi, mentre ci sentiamo corresponsabili di Governi che, dopo avere sfruttato quei Paesi e continuando a vendere loro armi, poi reagiscono se si fugge da quelle guerre e da quelle povertà; non vogliamo vedere questo Mediterraneo testimone e tomba di una sorta di genocidio.
Non ignoriamo che i problemi sono immensi, a partire dai rapporti con i Paesi di partenza degli immigrati (con cui già i Governi precedenti avevano progettato iniziative, sempre fermate al livello di progetti). Vorremmo davvero che l’Italia, consapevole della sua tradizione di umanità (prima romana, poi cristiana) non accettasse di divenire corresponsabile di una tragedia, che la storia ha affidato al nostro tempo e da cui non possiamo evadere. Al di là di un’incomprensibile indifferenza o di un discutibile privilegio (“prima gli italiani” – quali italiani? – o “prima l’umanità”?!), credo che, nell’interesse della pace, aspirazione di ogni persona e di ogni popolo, l’Italia possa e debba essere – per sé e per tutta l’Europa – pioniera di accoglienza, controllata sì, ma generosa.
Con ogni augurio e molta solidarietà.
Albiano d’Ivrea, 2 luglio 2018