Author Archives: don.fabrizio

La santità? No, non è per superuomini

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di Pierangelo Sequeri in “Avvenire” del 10 aprile 2018

Firmata il 19 marzo e presentata il 9 aprile, l’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate. Sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”, risponde all’obiettivo di «far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità» (n. 2).

Gaudete et exsultate” si aggiunge agli altri testi magisteriali già pubblicati da papa Francesco. L’enciclica “Lumen fidei” ha completato il percorso iniziato da Benedetto sulle tre virtù teologali. L’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” è il programma di riforma del papato di Francesco. L’enciclica “Laudato sì” dà forma al tema ambientale all’interno della dottrina sociale della Chiesa. L’esortazione apostolica “Amoris laetitia” conclude il percorso del duplice sinodo sulla questione della famiglia oggi. “Gaudete et exsultate” sembra nasca direttamente dalla pratica pastorale, da quell’avvertire «l’odore delle pecore» che qualifica il papa. Essa nasce dal contatto del papa con la gente e vuole orientare il cammino del popolo di Dio.

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Cosa ne è stato dell’eredità di Martin Luther King?

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intervista a David Emmanuel Goatley a cura di Marta D’Auria in “www.riforma.it” del 4 aprile 2018

Cinquant’anni fà moriva assassinato il pastore battista Martin Luther King Jr. apostolo della nonviolenza, difensore dei diritti, oltre che premio Nobel per la Pace nel 1964. «Non so ora che cosa accadrà. Abbiamo dei giorni difficili davanti a noi. Ma ora non importa. Perché sono stato sulla cima della montagna. E non mi interessa. […] Voglio solo fare il volere di Dio. E Dio mi ha permesso di salire sulla montagna. E di là ho visto la Terra Promessa. Forse non ci arriverò insieme a voi. Ma questa sera sono felice. Non ho paura di nulla. Non ho paura di alcun uomo, i miei occhi hanno visto la gloria del Signore che viene». Sono state le ultime di Martin Luther King. Rese profetiche perché poche ore dopo – la sera del 4 aprile 1968 – egli veniva ucciso sul ballatoio del Motel Lorraine di Memphis, Tennessee, da alcuni colpi di arma da fuoco. Al pastore battista David Emmanuel Goatley, membro della Naacp, la più antica organizzazione per i diritti civili degli afroamericani di cui fece parte anche M. L. King, abbiamo rivolto alcune domande.

Quest’anno ricorre il 50° anniversario dell’assassinio di Martin Luther King Jr. Qual è il significato di commemorare la vita e il servizio del pastore King in un periodo in cui gli Stati Uniti stanno affrontando di nuovo e drammaticamente episodi di odio razziale? Cosa ne è stato dell’eredità di King? «Il Dr. King capì che il lavoro sull’equità razziale e sulla giustizia sociale non era un evento che poteva essere sperimentato o un viaggio che poteva concludersi con l’arrivo in una destinazione specifica. Egli affermò «Benché l’arco dell’universo morale sia molto lungo, esso si piegherà verso la giustizia!”. Il recente aumento della retorica e delle azioni violente ci ha ricordato che dobbiamo continuare a perseguire e costruire equità e giustizia. Il lavoro in corso per realizzare e proteggere l’uguaglianza e la giustizia continua a onorare la sua eredità oggi e in futuro».

Il pastore Jim Wallis, fondatore della rivista Sojourners che promuove la giustizia sociale, ha detto che da ogni pulpito in America, i pastori dovrebbero predicare che il razzismo è il peccato originale dell’America. Le chiese hanno abbandonato questo tipo di predicazione? Quale dovrebbe essere il loro ruolo nella lotta all’odio razziale e alla disuguaglianza? «Molti pastori afroamericani proclamarono che “il razzismo è il peccato originale dell’America” molto prima che Jim Wallis scoprisse questa verità, e continuano a farlo. Tuttavia la maggior parte dei pastori bianchi americani non hanno questa posizione. Essi hanno beneficiato del privilegio dei bianchi per così tanto tempo che danno per scontato il loro vantaggio ereditato da generazioni di stipendi rubati ai neri americani e dai sistemi politici, educativi ed economici in corso che continuano a svantaggiare i neri americani e a sopravvalutare i bianchi americani. Le chiese dei bianchi non hanno abbandonato questo tipo di predicazione. E quasi mai hanno predicato che “il razzismo è il peccato originale dell’America”. Il loro ruolo dovrebbe essere quello di sfidare i loro membri di chiesa a lavorare per eliminare l’ingiustizia razziale individualmente e collettivamente».

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Tutto è perduto con la guerra. Nulla è perduto con la pace

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di Giovanni Paolo Ramonda in “Avvenire” del 15 aprile 2018

Assistiamo attoniti a quanto continua ad accadere in Medio Oriente. Dove la guerra non finisce e minaccia di allargarsi. E dove l’indagine sui presunti attacchi chimici in territorio siriano, che hanno riportato la memoria alle “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, più che una ricerca delle prove dei misfatti è apparsa soprattutto la ricerca di un casus belli per perseguire altri obiettivi.
Poi i politici sembravano tornati alla diplomazia. Infine, la notte scorsa, l’attacco “mirato” in Siria condotto da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Sappiamo che lo scenario è ancora in evoluzione: navi da guerra americane, russe e cinesi stanno solcando i mari. Si fatica a comprendere la diplomazia internazionale. L’unica verità evidente sono le vittime del conflitto. «Presi dall’ansia di bene per tutti, ci sentiamo in dovere di scongiurare gli uomini, soprattutto quelli che sono investiti di responsabilità pubbliche, a non risparmiare fatiche per imprimere alle cose un corso ragionevole e umano».
Facciamo nostre le parole di quella lettera scritta 55 anni fa da un uomo “buono”, papa Giovanni XXIII, nel cui titolo si spiegava tutto: Pacem in terris. Una lettera pubblicata 55 anni fa, l’11 aprile 1963, Giovedì Santo. La lettera fu indirizzata per la prima volta non solo ai cattolici, ma anche «a tutti gli uomini di buona volontà». Perché in essa si parla di valori universali, comuni a tutte le culture dell’unica famiglia umana. Sappiamo il contesto in cui questa lettera fu scritta. All’indomani della crisi missilistica di Cuba, quei tredici giorni dell’Ottobre 1962 in cui l’umanità corse il rischio di suicidarsi con una guerra nucleare. L’accorato appello del Papa a Kennedy e Kruscev. Infine la malattia del Papa, che già vedeva la sua nascita al cielo – morì dopo due mesi –, e che volle lasciare al mondo il suo testamento spirituale: l’enciclica Pacem in terris, appunto.

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Progetto di ristrutturazione della canonica

I lavori di ristrutturazione della canonica stanno procedendo celermente: i lavori di consolidamento sono ormai conclusi e nel mese di marzo sono iniziati i lavori relativi agli intonaci e agli impianti (elettrico e idraulico). La fine dei lavori è prevista per la fine di giugno. Nel corso dei lavori non sono emerse problematiche particolari, per cui il quadro economico del progetto è il seguente:

Costo complessivo del progetto: 1.265.870,54 euro

Contributi CEI e Regione: 909.504,19 euro

Fondo parrocchiale: 190.000,00 euro

Entrate da donazioni: 31.058,00 euro

Residuo da reperire: 135.308,35 euro (calcolando la restituzione dei prestiti)

Entrate da prestiti infruttiferi: 75.500,00 euro

Dal punto di vista economico il periodo natalizio è stato certamente positivo e ricco di “doni”. Il primo aspetto positivo è legato alla vendita di un immobile di proprietà della parrocchia (la cosiddetta “casa Rosi”): dalla vendita sono stati ricavati 100.000 euro che hanno permesso di portare il fondo parrocchiale destinato ai lavori a 190.000 euro. Altro aspetto positivo degli ultimi mesi è l’incremento delle donazioni: grazie al sostegno di tanti abbiamo ricevuto 31.058,00 euro.
Questi due fattori permettono di ridurre a 135.308,35 euro il disavanzo a copertura dei lavori.
Visto che i prestiti infruttiferi devono essere restituiti, la situazione attuale ci obbliga ad accendere un mutuo per coprire il disavanzo: insieme all’ufficio economico della diocesi stiamo studiando l’operazione. L’accensione di un mutuo è una scelta importante per la nostra comunità, è una scelta che impegna tutti verso una corresponsabilità non solo pastorale ma anche economica per i prossimi anni.

Come saprete la parrocchia non ha entrate, se non le offerte e le donazioni. Ricordiamo che è possibile sostenere i progetti parrocchiali lasciando un’offerta in basilica oppure effettuando un bonifico bancario:

– UNICREDIT (filiale san Cesario s/P), IBAN: IT54J0200866970000100924116

– BPER (agenzia San Cesario s/P), IBAN: IT61E0538766970000000300027

Le offerte non sono deducibili/detraibili.

Grazie a tutti coloro che hanno sostenuto e continuano a sostenere i progetti della nostra parrocchia!

                                                                                     I consigli pastorale e affari economici

Scarica il file per conoscere meglio il significato del progetto:

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