Author Archives: don.luca

Celebrare la vita

“La cattedrale” di Rodin

Domenica torniamo a riunirci per pregare assieme

Carissimi,

come sapete, a partire dal 18 maggio scorso è possibile tornare a celebrare assieme, avendo sempre cura di rispettare le norme sanitarie per contenere il diffondersi del virus.
Dobbiamo essere grati di questa ripartenza e viverla con rinnovata attenzione e premura.
Anche relativamente alle celebrazioni, dobbiamo sempre ricordare che rispettare le norme sanitarie rappresenta un atto evangelico di cura e attenzione verso gli altri e verso se stessi.

Il nostro vescovo Erio ha scritto parole significative in questo senso che è prezioso condividere:

«Il Padre non ha avuto fretta di richiamare Gesù alla vita nuova. È passato un intero sabato, due notti e un giorno nel sepolcro, prima che il Figlio fosse glorificato. Stiamo vivendo anche questa dimensione di sabato santo planetario, attesa e speranza vissute nell’apprensione. La “fase due”, che si è aperta in alcuni paesi tra i quali il nostro, è affidata alla responsabilità di tutti; ma sarà certamente lunga e non priva di incertezze. Dovremo trasformare in stile di vita quelle pratiche ora nuove e piuttosto estranee alle nostre abitudini: mascherina, distanziamento, igienizzazione.
Certamente dovremo convivere ancora a lungo con il virus e immaginare per un po’ di tempo una vita pastorale “ridotta”. Ma non dobbiamo avere fretta di “uscire dal sepolcro”, pur sapendo che la pietra sarà ribaltata. Come condividiamo il venerdì santo di tanti fratelli, così siamo chiamati a condividere il sabato. Sarebbe un’occasione sprecata vivere i prossimi mesi o anni cercando solo di “chiudere la parentesi” il prima possibile, perché tutto ritorni come prima. Cederemmo a quel comodo “si è sempre fatto così” dal quale papa Francesco ci ha messo in guardia (cf. Evangelii Gaudium 31). Chi è stato in qualsiasi modo colpito dal virus, direttamente o indirettamente, non tornerà certo come prima.»

Proprio per questo motivo, assieme al Consiglio Pastorale Parrocchiale e al Consiglio Affari Economici della comunità, abbiamo scelto di riprendere con gradualità le nostre celebrazioni. Non possiamo pensare che tutto torni velocemente come prima, come se nulla fosse accaduto, e pertanto dovremo imparare a celebrare con attenzione e pazienza per salvaguardare la salute di tutti.

Ricominceremo domenica 24 maggio, alle 10.30, radunandoci nello spazio adiacente la canonica per vivere un momento comunitario. Non celebreremo la messa, ma sarà comunque una celebrazione vissuta nell’ascolto della Parola di Dio, senza la distribuzione della comunione.
Sarà un momento nel quale riscoprire i volti della comunità, riassaporare la proclamazione e l’ascolto condiviso della Parola di Dio, pregare come una unica voce attraverso salmi e invocazioni.
Celebreremo all’aperto. Questo ci consentirà di avere più spazio a disposizione e maggiore circolazione dell’aria.

Sarebbe bello poter accogliere tutti, ma le norme ci impongono un numero massimo di posti per garantire la giusta distanziazione tra i partecipanti.
Pertanto siamo invitati ad avere pazienza ed accettare con umiltà l’eventualità di non poter partecipare alla celebrazione qualora non ci fossero più posti disponibili.
Anche in questo atteggiamento rispettoso e mite si esprime il nostro essere comunità.

Chi non si sente di partecipare per precarie condizioni di salute, o perché non se la sente ancora di raccogliersi con tante persone, potrà seguire la celebrazione attraverso la diretta-video trasmessa sul cellulare o sul computer. Le indicazioni per collegarvi alla diretta della celebrazione le trovate nel documento che potete scaricare cliccando qui.

Ricordiamoci che, anche da casa, possiamo vivere nella fede e nella comunione il giorno del Signore.

Chi intende partecipare alla celebrazione è invitato a presentarsi presso i due ingressi allo spazio celebrativo: uno su Corso Vittorio Veneto, l’altro su Corso Libertà.
Gli ingressi saranno identificati da cartelli e dalla presenza di un volontario.
Per favorire un ingresso paziente e regolamentato, siamo invitati a presentarci venti minuti prima (attorno alle 10.10).

Siamo invitati a scaricare il documento con le norme igieniche da seguire per partecipare alla celebrazione. Vi chiediamo di leggerle e di seguirle fedelmente per il bene di tutti. Il documento lo potete scaricare cliccando qui

Col tempo impareremo a celebrare con maggiore tranquillità e prenderemo più confidenza con queste norme igieniche.

Accogliamo con gratitudine questa opportunità di ritrovarci assieme a pregare.

A presto.

Il Consiglio Pastorale e il Consiglio Affari Economici

Norme per la partecipazione alle celebrazioni comunitarie

Sulla tua Parola

“Colomba blu” – Picasso

Vieni, o Spirito creatore,
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia
i cuori che hai creato.

In questa settimana che ci conduce alla festa di Pentecoste preghiamo sui vangeli di ogni giorno.

I commenti proposti sono scritti da alcuni membri della comunità.

Per scaricare i commenti sui vangeli di questa settimana (25-30 maggio), cliccate qui.

“Pace a voi”

La domenica, cosiddetta “in albis”, ci ricorda che la Resurrezione di Gesù ci apre ad un tempo nuovo. Quello della Pace che nasce dal Suo Spirito.

La comunità dei discepoli, anche se ferita, è unita dalla presenza del Risorto. Sentiamoci anche noi custoditi dal Signore.

Potete scaricare qui il foglietto per pregare a casa.

“Voi non abbiate paura”

Omelia di Papa Francesco nella Veglia di Pasqua 2020

«Dopo il sabato» (Mt 28,1) le donne andarono alla tomba. È iniziato così il Vangelo di questa Veglia santa, con il sabato. È il giorno del Triduo pasquale che più trascuriamo, presi dalla fremente attesa di passare dalla croce del venerdì all’alleluia della domenica. Quest’anno, però, avvertiamo più che mai il sabato santo, il giorno del grande silenzio. Possiamo specchiarci nei sentimenti delle donne in quel giorno. Come noi, avevano negli occhi il dramma della sofferenza, di una tragedia inattesa accaduta troppo in fretta. Avevano visto la morte e avevano la morte nel cuore. Al dolore si accompagnava la paura: avrebbero fatto anche loro la stessa fine del Maestro? E poi i timori per il futuro, tutto da ricostruire. La memoria ferita, la speranza soffocata. Per loro era l’ora più buia, come per noi.

Ma in questa situazione le donne non si lasciano paralizzare. Non cedono alle forze oscure del lamento e del rimpianto, non si rinchiudono nel pessimismo, non fuggono dalla realtà. Compiono qualcosa di semplice e straordinario: nelle loro case preparano i profumi per il corpo di Gesù. Non rinunciano all’amore: nel buio del cuore accendono la misericordia. La Madonna, di sabato, nel giorno che verrà a lei dedicato, prega e spera. Nella sfida del dolore, confida nel Signore. Queste donne, senza saperlo, preparavano nel buio di quel sabato «l’alba del primo giorno della settimana», il giorno che avrebbe cambiato la storia. Gesù, come seme nella terra, stava per far germogliare nel mondo una vita nuova; e le donne, con la preghiera e l’amore, aiutavano la speranza a sbocciare. Quante persone, nei giorni tristi che viviamo, hanno fatto e fanno come quelle donne, seminando germogli di speranza! Con piccoli gesti di cura, di affetto, di preghiera.

All’alba le donne vanno al sepolcro. Lì l’angelo dice loro: «Voi non abbiate paura. Non è qui, è risorto» (vv. 5-6). Davanti a una tomba sentono parole di vita… E poi incontrano Gesù, l’autore della speranza, che conferma l’annuncio e dice: «Non temete» (v. 10). Non abbiate paura, non temete: ecco l’annuncio di speranza. È per noi, oggi. Oggi. Sono le parole che Dio ci ripete nella notte che stiamo attraversando.

Stanotte conquistiamo un diritto fondamentale, che non ci sarà tolto: il diritto alla speranza. È una speranza nuova, viva, che viene da Dio. Non è mero ottimismo, non è una pacca sulle spalle o un incoraggiamento di circostanza, co un sorriso di passaggio. No. È un dono del Cielo, che non potevamo procurarci da soli. Tutto andrà bene, diciamo con tenacia in queste settimane, aggrappandoci alla bellezza della nostra umanità e facendo salire dal cuore parole di incoraggiamento. Ma, con l’andare dei giorni e il crescere dei timori, anche la speranza più audace può evaporare. La speranza di Gesù è diversa. Immette nel cuore la certezza che Dio sa volgere tutto al bene, perché persino dalla tomba fa uscire la vita.

La tomba è il luogo dove chi entra non esce. Ma Gesù è uscito per noi, è risorto per noi, per portare vita dove c’era morte, per avviare una storia nuova dove era stata messa una pietra sopra. Lui, che ha ribaltato il masso all’ingresso della tomba, può rimuovere i macigni che sigillano il cuore. Perciò non cediamo alla rassegnazione, non mettiamo una pietra sopra la speranza. Possiamo e dobbiamo sperare, perché Dio è fedele. Non ci ha lasciati soli, ci ha visitati: è venuto in ogni nostra situazione, nel dolore, nell’angoscia, nella morte. La sua luce ha illuminato l’oscurità del sepolcro: oggi vuole raggiungere gli angoli più bui della vita. Sorella, fratello, anche se nel cuore hai seppellito la speranza, non arrenderti: Dio è più grande. Il buio e la morte non hanno l’ultima parola. Coraggio, con Dio niente è perduto!

Coraggio: è una parola che nei Vangeli esce sempre dalla bocca di Gesù. Una sola volta la pronunciano altri, per dire a un bisognoso: «Coraggio! Alzati, [Gesù] ti chiama!» (Mc 10,49). È Lui, il Risorto, che rialza noi bisognosi. Se sei debole e fragile nel cammino, se cadi, non temere, Dio ti tende la mano e ti dice: “Coraggio!”. Ma tu potresti dire, come don Abbondio: «Il coraggio, uno non se lo può dare» (I Promessi Sposi, XXV). Non te lo puoi dare, ma lo puoi ricevere, come un dono. Basta aprire il cuore nella preghiera, basta sollevare un poco quella pietra posta all’imboccatura del cuore per lasciare entrare la luce di Gesù. Basta invitarlo: “Vieni, Gesù, nelle mie paure e di’ anche a me: Coraggio!”. Con Te, Signore, saremo provati, ma non turbati. E, qualunque tristezza abiti in noi, sentiremo di dover sperare, perché con Te la croce sfocia in risurrezione, perché Tu sei con noi nel buio delle nostre notti: sei certezza nelle nostre incertezze, Parola nei nostri silenzi, e niente potrà mai rubarci l’amore che nutri per noi.

Ecco l’annuncio pasquale, annuncio di speranza. Esso contiene una seconda parte, l’invio. «Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea» (Mt 28,10), dice Gesù. «Vi precede in Galilea» (v. 7), dice l’angelo. Il Signore ci precede, ci precede sempre. È bello sapere che cammina davanti a noi, che ha visitato la nostra vita e la nostra morte per precederci in Galilea, nel luogo, cioè, che per Lui e per i suoi discepoli richiamava la vita quotidiana, la famiglia, il lavoro. Gesù desidera che portiamo la speranza lì, nella vita di ogni giorno. Ma la Galilea per i discepoli era pure il luogo dei ricordi, soprattutto della prima chiamata. Ritornare in Galilea è ricordarsi di essere stati amati e chiamati da Dio. Ognuno di noi ha la propria Galilea. Abbiamo bisogno di riprendere il cammino, ricordandoci che nasciamo e rinasciamo da una chiamata gratuita d’amore, là, nella mia Galilea. Questo è il punto da cui ripartire sempre, soprattutto nelle crisi, nei tempi di prova. Nella memoria della mia Galilea.

Ma c’è di più. La Galilea era la regione più lontana da dove si trovavano, da Gerusalemme. E non solo geograficamente: la Galilea era il luogo più distante dalla sacralità della Città santa. Era una zona popolata da genti diverse che praticavano vari culti: era la «Galilea delle genti» (Mt 4,15). Gesù invia lì, chiede di ripartire da lì. Che cosa ci dice questo? Che l’annuncio di speranza non va confinato nei nostri recinti sacri, ma va portato a tutti. Perché tutti hanno bisogno di essere rincuorati e, se non lo facciamo noi, che abbiamo toccato con mano «il Verbo della vita» (1 Gv 1,1), chi lo farà? Che bello essere cristiani che consolano, che portano i pesi degli altri, che incoraggiano: annunciatori di vita in tempo di morte! In ogni Galilea, in ogni regione di quell’umanità a cui apparteniamo e che ci appartiene, perché tutti siamo fratelli e sorelle, portiamo il canto della vita! Mettiamo a tacere le grida di morte, basta guerre! Si fermino la produzione e il commercio delle armi, perché di pane e non di fucili abbiamo bisogno. Cessino gli aborti, che uccidono la vita innocente. Si aprano i cuori di chi ha, per riempire le mani vuote di chi è privo del necessario.

Le donne, alla fine, «abbracciarono i piedi» di Gesù (Mt 28,9), quei piedi che per venirci incontro avevano fatto un lungo cammino, fino ad entrare e uscire dalla tomba. Abbracciarono i piedi che avevano calpestato la morte e aperto la via della speranza. Noi, pellegrini in cerca di speranza, oggi ci stringiamo a Te, Gesù Risorto. Voltiamo le spalle alla morte e apriamo i cuori a Te, che sei la Vita.

“Cristo è veramente risorto”

Domenica di Pasqua

“O giorno del Signore, giorno eterno! Le porta della morte sono infrante e noi sorgiamo. Gesù per noi le tenebre sconfigge. Cristo è risorto!

Gesù, la nostra luce è tra di noi. Perché cercare ancora in mezzo ai morti colui che è vivo? L’Amore ormai ci canta in fondo al cuore. Cristo è risorto!”

Per pregare nel giorno della Resurrezione, scarica il testo-guida, cliccando qui.

Il video di Pasqua lo trovate sempre su questa pagina

Un disegno da colorare per i più piccoli. Lo trovate qui

Il Signore Risorto illumini la vosta vita e vi custodisca nel Suo amore.

Buona Pasqua di Resurrezione

“O notte più luminosa del giorno”

La veglia pasquale

In questa santissima notte, nella quale Gesù Cristo nostro Signore passò dalla morte alla vita, la Chiesa, diffusa su tutta la terra, chiama i suoi figli a vegliare in preghiera.

Questa è una notte di veglia in onore del Signore. I fedeli devono assomigliare ai servi che, con le lampade accese, aspettano il ritorno del loro Signore, perché quando arriva li trovi vigilanti e li inviti a sedersi a tavola.

Il testo per celebrare la veglia di Pasqua lo potete scaricare qui.

In questa pagina trovate anche il video che integra e accompagna la preghiera

Il testo per pregare le lodi del Sabato santo lo scaricate cliccando qui