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In cammino con Gesù

Gesù non ha vissuto la sua passione come un evento imprevisto, né come un destino inevitabile. Gesù è entrato nella sua passione vivendola consapevolmente e fino in fondo perché desiderava “amare i suoi sino alla fine”. Per questo motivo il vangelo di Matteo ci narra di Gesù che prepara il suo ingresso a Gerusalemme perché già in quel gesto si manifesti il senso di quanto si sta per compiere. Infatti domanda che si prenda in prestito una asina e il suo puledro e lui possa salirci sopra e entrare nella città santa. è il gesto di colui che non vuole approfittare delle folle, farsi sovrano e guerriero di un popolo desideroso di ribellarsi. Cavalcare un’asina richiama l’umiltà di chi non si presenta come condottiero, ma come messia docile. L’umiltà richiama la terra: umile è colui che resta coi piedi per terra, aderente alla vita, che non fugge, né si nasconde. Nonostante la folla osannante, Gesù è consapevole che presto sarà osteggiato, condannato e ucciso da quelle stesse persone che ora lo esaltano. Eppure, non si oppone, né torna indietro. Rimane fedele alla sua scelta che ha sempre coltivato in sé: amare fino alla fine.

Quando amiamo e desideriamo il bene di qualcuno, facciamo in modo che i gesti, le parole, le esperienze siano pensate, curate, vissute senza improvvisazione né ambiguità. Gesù ha preparato la sua Pasqua perché il dono di sé fosse pieno e vero. Ma il contrario della improvvisazione è anche la fedeltà: fedeltà di un cammino che giorno dopo giorno conferma le scelte fatte e le porta fino in fondo.

Anche noi oggi iniziamo il nostro cammino nella Settimana Santa dietro a Gesù. Forse non abbiamo il fervore delle folle, poiché questa situazione di fragilità ha spento il nostro entusiasmo. Con Gesù possiamo rimanere aderenti alla terra, restare umili, amando fedelmente fino alla fine. Amando i nostri cari, amando quelle persone – anche sconosciute – che grazie alla cura e alla attenzione dei nostri gesti, possono vivere ed evitare la malattia.

Anche noi iniziamo un cammino con Gesù, dove possiamo avere cura di preparare i momenti del triduo perché nella celebrazione domestica possiamo esprimere il nostro essere comunità unita nonostante le distanze. Seppur nella distanza, ci sentiamo tuttavia custoditi dal Signore della vita e possiamo pertanto «celebrare» la Pasqua nell’intimità della nostra casa e dei nostri affetti più cari, sentendoci comunità raccolta nella preghiera comune.

Per questo motivo abbiamo realizzato un sussidio per pregare a casa, ogni giorno del triduo pasquale. Lo potrete trovare da lunedì qui, sul sito della parrocchia.

E’ un sussidio che si può usare liberamente, secondo la propria sensibilità, decidendo quali preghiere fare e quali tralasciare. Siamo invitati a guardarlo sin da subito per preparare con cura e in anticipo i nostri momenti di preghiera.

Sul sito troverete anche dei video preparati dai giovani per accompagnarci ogni giorno nella preghiera.

La nostra preghiera comunitaria della settimana santa inizia con questa domenica. Preghiamo aiutati dal foglietto che potete scaricare qui.

Carissimi, viviamo con semplicità e fiducia questi momenti, nell’attesa di poterci donare reciprocamente un abbraccio di resurrezione.

Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca

Meditazione di papa Francesco in occasione della preghiera per la fine della pandemia di venerdì 27 marzo 2020

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti
chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci
siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.
È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per
prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le
acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

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Non siamo soli

Anche questa domenica viviamo la liturgia domestica per celebrare la vita. Ci accompagna il vangelo di Giovanni raccontando la resurrezione di Lazzaro, l’amico che Gesù amava.

Potete scaricare i due sussidi della preghiera

Buona domenica!

#andràtuttobene?

“Andrà tutto bene” scrivono i bambini sui balconi.

E’ giusto e anche bello, perché è un messaggio che ti fa spuntare un sorriso, quell’arcobaleno comunica fiducia e speranza.

Ti fa pensare agli abbracci che potremo darci quando sarà tutto finito.

Non c’è immagine più eloquente dell’arcobaleno, perché questa striscia di colori spunta in cielo proprio quando il cattivo tempo sta per finire, segna l’ora in cui riappare il sole.

Ma poi penso: “Bello, sì, ma sarà poi vero?”

Se l’arcobaleno annuncia la fine del maltempo, oggi però – per restare nella metafora – siamo ancora in mezzo alla tempesta. Cupi nuvoloni ricoprono ancora il cielo e il livello dell’acqua sale. Ci vien detto di restare al primo piano, di non scendere nei piani allagati, perché andrà tutto bene…

E’ solo un messaggio ingenuo e consolatorio, suggerito dal desiderio di vivere con meno angoscia questi giorni di quarantena o dice qualcosa di vero?

Insomma ce la stiamo raccontando oppure questo hastag racconta la verità?

Ci ho riflettuto e ora ne sono convinto: sì, è proprio così!

Non ho la sfera di cristallo, non seguo le curve statistiche, neanche ritengo lecite le affermazioni che gli effetti delle epidemie sono sempre stati così, perché questo virus non è come i precedenti e si comporta diversamente.

Rifiuto anche l’atteggiamento fideistico di chi si sente immune dai virus per una speciale protezione celeste. Il coronavirus segue le leggi della natura, fissate dal Creatore. Dio fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45). Se il livello dell’acqua sale, sale per tutti. E malattie o eventi naturali non sono punizioni divine: quando raccontano a Gesù di alcune disgrazie avvenute, lui risponde che, se ha qualcuno è crollato addosso qualcosa, non è più colpevole degli altri (cfr. Lc 13,1-5).

Allora perché possiamo dire che andrà tutto bene?

Innanzitutto perché questo messaggio, nel momento stesso in cui invita a pensare agli altri (ai piccoli chiusi in casa, alle persone che rischiano il posto di lavoro, ai nonni che rischiano la vita, ai medici e agli infermieri che stanno al fronte), può già cambiare qualcosa, perché ci rende più responsabili verso gli altri.

I gesti irrazionali dettati dall’ansia e i comportamenti incoscienti generati dalla dabbenaggine o dal menefreghiamo ignorano #andràtuttobene. Chi, invece di infondere senso civico, vuol suscitare allarmismi isterici, fa speculazioni politiche o economiche.

#andràtuttobene, quindi, non per fatalismo, ma per coscienza e responsabilità civile, per quella fede autentica che si trasforma in carità fraterna.

#andràtuttobene davvero se, chi lo scrive sui balconi (fosse anche ingenuo come un bambino), lo fa perché sa che non deve uscire di casa; e, al tempo stesso, pensa a chi sta correndo per occuparsi della vita di altri o per salvarla.

#andràtuttobene è vero, se è la consapevolezza che posso rinunciare a qualcosa di buono, come abbracciare i nonni, o di bello, come una passeggiata, a una cosa utile, come la scuola, o che riempie di senso e di forza interiore, come la messa… per il bene degli altri.

#andràtuttobene è la speranza che nasce dalla fede e porta ad amare il prossimo.

#andràtuttobene può ben tradurre un bellissimo testo di San Paolo: Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, il pericolo…? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati (Rm 8,35.37).

Dio ci è vicino anche nelle tribolazioni, nelle angosce, nei pericoli. Li possiamo affrontare perché Dio ci ama, non ha ritirato il suo braccio, non ha smesso di pensare a noi. E continua ad aprire il nostro sguardo alle necessità degli altri, a darci la forza di fare il bene.

#andràtuttobene veramente perché Dio è fedele. L’immagine dell’arcobaleno è quella che, meglio di ogni altra icona, rappresenta la fedeltà di Dio. E’ Dio stesso che, quando il diluvio è finito e le acque si sono ritirate dalla faccia della terra, pone il suo arco sulle nubi come segno della sua fedeltà all’alleanza.

Dio disse: “Io stabilisco la mia alleanza con voi:

non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio,

né il diluvio devasterà più la terra.
Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future.
Pongo il mio arco sulle nubi,
perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra.
Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi,
ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi
e ogni essere che vive in ogni carne,
e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne.
L’arco sarà sulle nubi, e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra”.

Dio guarda gli arcobaleni dei bambini appesi alle finestre e sui balconi, e sorride.

I nostri bambini ci ricordano che Dio è fedele.

Anche le acque di questo diluvio si ritireranno.

“… Entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il padre tuo nel segreto” (Mt 6, 6)

di don Ivo Seghedoni

La parola del Vangelo ha sempre la capacità di illuminare i giorni bui e sa svelare i segreti nascosti nelle nostre giornate confuse. E’ portatrice di speranza nei tempi nei quali noi sappiamo solo vedere problemi e siamo vinti dalle nostre paure.

A decostruire le nostre certezze è bastato un minuscolo virus, che pensavamo – nella nostra ingenuità e, forse, non senza una piccola dose di svalutazione – destinato a rimanere confinato all’interno della Cina…, un paese troppo lontano, abituato ad essere colpito da altri virus (la Sars nel 2003-2003) “incapaci” di raggiungere il nostro mondo.

Non ci sono volute molte settimane per riscoprirci ad essere la Wuhan d’Europa e la paura, la confusione, lo smarrimento si sono impadroniti di noi.

Pensiamo all’ansia per chi si è trovato, non si sa come, coinvolto nel contagio, soprattutto alle persone fragili e anziane che sono le più vulnerabili; pensiamo alla lotta che ingaggiano gli operatori della sanità, pensiamo allo sconcerto per le famiglie, che si trovano a gestire i bambini a casa per la chiusura delle attività scolastiche, pensiamo alla paura del mondo produttivo che viene immediatamente colpito e che sta già risentendo di forti perdite. Pensiamo a tutti noi, colti di sorpresa dalle restrizioni che prima la Regione e ora il Governo impongono per limitare la diffusione del contagio.

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Riuniti…anche se non radunati.

Carissimi,

a motivo del protrarsi dei rischi di contagio e a seguito del decreto del Consiglio dei Ministri, i vescovi delle diocesi Emiliano Romagnole hanno comunicato la decisione di sospendere la celebrazione delle messe festive nei giorni di sabato 7 e domenica 8 marzo.

(http://www.chiesamodenanonantola.it/wp-content/uploads/sites/2/2020/03/06/2020.03.06-Ceer-nuove-diposizioni-Covid-19.pdf)

Nel comunicato i nostri vescovi ci ricordano che:

“La mancanza della celebrazione eucaristica comunitaria deve portarci a riscoprire forme di preghiera in famiglia – genitori e figli insieme –, la meditazione quotidiana della Parola di Dio, gesti di carità e a rinvigorire affetti e relazioni che la vita di ogni giorno rischia di rendere meno intensi.

Le chiese rimarranno aperte durante il giorno per consentire la preghiera personale e l’incontro con i sacerdoti che generosamente donano la loro disponibilità per un sostegno spirituale che consenta a tutti di sperimentare che “il nostro aiuto viene dal Signore”.

“Il sabato è fatto per l’uomo”, dice Gesù nel Vangelo. La situazione attuale e il rischio di contagio richiedono ai cristiani un supplemento di carità e di prudenza per non mettere a rischio la salute dei più anziani, dei più vulnerabili e anche la propria.”

Il protrarsi di questo tempo “senza eucarestia” deve aiutarci a custodirne il desiderio con più profonda consapevolezza e a sentirci comunità anche fuori dai contesti parrocchiali o celebrativi.

Anche per questa domenica abbiamo realizzato un sussidio per celebrare in casa il giorno del Signore.

Per chi lo desidera sarà possibile seguire in televisione la Santa Messa celebrata da Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola. 

La Santa messa delle ore 11, dal Duomo di Carpi, sarà trasmessa da TvQui (canale 19 del digitale terrestre), mentre la Santa Messa delle ore 18, nel Duomo di Modena, da TRC (canale 11 del digitale terrestre).

Nell’accettare nelle nostre vite questi piccoli e grandi sacrifici richiesti dalla situazione, come anche nel vivere la medesima forma di preghiera, esprimiamo la nostra comunione di fede nella attesa di incontrarci nuovamente.

Sussidio di preghiera con i bambini

Sussidio di preghiera per adulti e giovani

Sospensione delle celebrazioni


A seguito dell’ultimo comunicato dei vescovi della Emilia Romagna, datato 2 marzo 2020 e consultabile sul sito delle Diocesi di Modena – Nonantola (www.chiesamodenanonantola.it),
non è ancora possibile celebrare le Sante Messe feriali con il popolo sino a sabato 7 marzo.

(…) Nonstante ciò, le chiese continuino a restare aperte, nel rispetto delle norme del Decreto, per la preghiera.

Le precedenti disposizioni che rimangono in vigore sono le seguenti:

  1. Si tolga l’acqua benedetta dalle acquasantiere.
  2. Per i funerali è consentita la celebrazione delle esequie senza Messa, con i soli familiari. Sono sospese le veglie funebri. Si propone di celebrare SS. Messe di suffragio solo al termine di questa fase critica.
  3. Sono sospese le visite alle famiglie per le benedizioni pasquali.
  4. Sono consentite le consuete visite ai malati e l’Unzione degli infermi.
  5. Gli incontri di catechismo e del dopo-scuola riprenderanno alla riapertura delle attività scolastiche.
  6. Sono sospese feste e sagre parrocchiali.
  7. I Centri d’ascolto e i servizi della Caritas diocesane e parrocchiali svolgeranno la propria attività in accordo con le rispettive diocesi e secondo le indicazioni delle competenti autorità territoriali.

I vescovi ci ricordano che «il nostro desiderio più profondo era e rimane quello di favorire e sostenere la domanda dei fedeli di partecipare all’eucaristia» e domandano che «le misure di rigore alle quali aderiamo per senso di responsabilità a tutela della salute pubblica siano condivise da tutte le istituzioni ecclesiali e civili e accolte in ogni ambito in modo corale.»

Carissimi,
gli sviluppi della vicenda del contagio da «coronavirus» ci sta toccando profondamente e tocca la nostra stessa vita comunitaria. I provvedimenti presi dalle autorità civili e dal nostro vescovo sono orientate a favorire una gestione il più possibile serena della situazione.
Con l’ultimo comunicato del vescovo Erio è stato stabilito che:

Considerando la diffusione del virus in alcune zone della Regione, ci si attenga sempre a criteri di prudenza, evitando concentrazione di persone in spazi ristretti e per lungo tempo, sia in riferimento alle attività parrocchiali che diocesane. Le chiese rimangono aperte al culto e alla preghiera individuale.
Data la circostanza, è sospeso il precetto festivo (Can 1248 §2). Tuttavia, è consentita la celebrazione delle SS. Messe prefestive e festive, evitando processioni e assembramenti di persone al temine della celebrazione, a condizione che venga ottemperata la disposizione n. 1. Coloro che per motivi di salute non si sentissero di partecipare alla celebrazione, preghino nelle loro case, con l’aiuto di sussidi e seguendo se possibile le liturgie alla televisione.

Il comunicato afferma che, sebbene la situazione appaia ancora piuttosto instabile – è consentito – coi dovuti accorgimenti – celebrare l’eucarestia.

Ho a lungo riflettuto sulla decisione da prendere. Non vi nascondo che dentro di me c’è un forte combattimento. Se da una parte è forte il desiderio di tornare a celebrare l’eucarestia assieme, dall’altra sento anche il dovere di confessarvi che per rispetto di tanti preferisco – lo dico con dispiacere – evitare di presiedere le tre eucarestie di questo fine settimana. Significherebbe altresì domandare la presenza di persone che mi assistano mettendoli e mettendomi in una situazione comunque precaria, non potendo assicurare quelle cautele che sono richieste. Pertanto, per una maggiore serenità personale e di tante persone, preferisco completare il periodo di sospensione delle celebrazioni a suo tempo stabilito dall’ordinanza regionale e che si concluderà domenica 1 marzo.

Comprendo i tanti che pensano che si possa esprimere una profonda condivisione nella comunità celebrando in comunione con coloro che sono malati o che, per fragilità, sinceri timori e preoccupazioni, non parteciperebbero alla messa domenicale.

Penso altresì che esista un’altra forma di comunione, forse più difficile e sofferta, che si esprime nel vivere assieme il «digiuno eucaristico» e pregando personalmente o in famiglia.

Essere comunità nutrita dalla eucarestia significa fare tesoro delle celebrazioni vissute, per sentirsi uniti anche quando non è possibile, o rischioso, ritrovarsi per pregare assieme.

Questa «comunione nella vulnerabilità», che il Signore ha vissuto nella sua vita, si rende oggi concreta e palpabile tra di noi.

Sono convinto, tuttavia, che anche questa debolezza condivisa possa rafforzare la comunione.

Pertanto nella nostra parrocchia non saranno celebrate le messe delle ore 19.00 di sabato 29 febbraio e delle 9.30 3 11.00 di domenica 1 marzo.

Ricordo che, per espressa dichiarazione del nostro vescovo Erio, in questa circostanza si è esonerati dall’obbligo del precetto domenicale, e che – se lo si desidera – è possibile partecipare alla messa celebrata in altre parrocchie, o assistere ad una celebrazione trasmessa in TV.

Vi ringrazio profondamente per la comprensione e per la comunione viva che sperimentiamo in questi giorni.

Vi abbraccio con affetto.

don Luca Palazzi

Dio non punisce…

Un cristiano sa che attribuire ad una punizione divina la diffusione del coronavirus fa male alla fede perché la declassa a una pratica superstiziosa con un dio più simile alle capricciose divinità pagane che al Dio dei cristiani. Quando gli apostoli incontrano un cieco chiedono a Gesù: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» e il Signore risponde «Né lui ha peccato né i suoi genitori» (Gv 9, 1-3). Il vangelo insegna costantemente che Dio Padre “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45). È possibile morire disidrati in un deserto sia se si è buoni sia se si è cattivi, è possibile essere vittime del terremoto sia se si è buoni sia se si è cattivi, è possibile essere vittime del coronavirus sia se si è buoni sia se si è cattivi, questo è il cristianesimo.

Pensare che malattia e morte siano strumenti di punizione o premio è semplicemente un paganesimo che ricrea caste di salvati ed esclusi dalla salvezza. Ma Gesù è venuto a curare questa esclusione. È venuto a dire, con scandalo dei contemporanei, che lebbrosi, ciechi e paralitici dovevano essere riammessi di nuovo in quella società che li aveva considerati macchiati da una tara. 

Nessun virus è uno strumento della punizione di Dio e, mentre speriamo che la scienza trovi un vaccino contro il virus, altrettanto auspichiamo di sviluppare anticorpi contro il fideismo, la superstizione e atteggiamenti che nulla hanno a che fare con la fede dei figli di Dio Padre. 

La storia delle religioni ci dice che la fede che è superstizione impedisce la fraternità perché spinge a vedere nella fragilità del prossimo non un motivo di aiuto, di vicinanza e di fraternità ma un motivo di giudizio, di sospetto e di divisione. E questo è il peggior frutto velenoso che possa produrre l’ assurda associazione tra l’azione di Dio e la diffusione di una malattia.