Author Archives: don.luca

Dio non punisce…

Un cristiano sa che attribuire ad una punizione divina la diffusione del coronavirus fa male alla fede perché la declassa a una pratica superstiziosa con un dio più simile alle capricciose divinità pagane che al Dio dei cristiani. Quando gli apostoli incontrano un cieco chiedono a Gesù: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» e il Signore risponde «Né lui ha peccato né i suoi genitori» (Gv 9, 1-3). Il vangelo insegna costantemente che Dio Padre “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45). È possibile morire disidrati in un deserto sia se si è buoni sia se si è cattivi, è possibile essere vittime del terremoto sia se si è buoni sia se si è cattivi, è possibile essere vittime del coronavirus sia se si è buoni sia se si è cattivi, questo è il cristianesimo.

Pensare che malattia e morte siano strumenti di punizione o premio è semplicemente un paganesimo che ricrea caste di salvati ed esclusi dalla salvezza. Ma Gesù è venuto a curare questa esclusione. È venuto a dire, con scandalo dei contemporanei, che lebbrosi, ciechi e paralitici dovevano essere riammessi di nuovo in quella società che li aveva considerati macchiati da una tara. 

Nessun virus è uno strumento della punizione di Dio e, mentre speriamo che la scienza trovi un vaccino contro il virus, altrettanto auspichiamo di sviluppare anticorpi contro il fideismo, la superstizione e atteggiamenti che nulla hanno a che fare con la fede dei figli di Dio Padre. 

La storia delle religioni ci dice che la fede che è superstizione impedisce la fraternità perché spinge a vedere nella fragilità del prossimo non un motivo di aiuto, di vicinanza e di fraternità ma un motivo di giudizio, di sospetto e di divisione. E questo è il peggior frutto velenoso che possa produrre l’ assurda associazione tra l’azione di Dio e la diffusione di una malattia.

Inizio della Quaresima ed emergenza sanitaria

Carissimi,
forse nessuno di noi avrebbe mai pensato di trovarsi nella situazione che
invece stiamo vivendo in questi giorni. L’emergenza provocata dalla
diffusione del Coronavirus ci porta a considerare come nel mondo siamo
ormai un’unica grande famiglia, tanto nel bene quanto nel male. Ma ci
domanda pure senso civico e spirito di solidarietà.
Ora dobbiamo attenerci alle indicazioni che le autorità preposte hanno
stabilito, tra cui la cessazione della celebrazione della Messa e di ogni
forma di aggregazione che potrebbe diffondere il contagio.
Potranno rimanere pareri e opinioni differenti, ma è bene che in questa
circostanza accettiamo di farci guidare.
In congiunture come questa, ci rendiamo conto della nostra impotenza,
perciò gridiamo a Dio la nostra sorpresa, la nostra sofferenza, il nostro
timore; senza però dimenticare gli altri gravi problemi dell’umanità.
Allo stesso tempo questa nuova situazione ci stimola a riscoprire il valore
del silenzio, della lettura del vangelo, della meditazione personale e della
preghiera silenziosa in chiesa o in casa.
Il fatto di non poter celebrare il rito delle Ceneri comunitariamente, non
ci faccia dimenticare che mercoledì 26 febbraio inizia la Quaresima.
Proponiamo perciò un semplice rito familiare da compiere in casa,
possibilmente come famiglia, per pregare e iniziare insieme la Quaresima.
Possiamo sentirci “comunità riunita” anche in questa circostanza

Celebrazione in casa

Celebrazione in casa con la famiglia

Messaggio del vescovo Erio per l’inizio della Quaresima

Sospensione delle CELEBRAZIONI

In considerazione della ordinanza del Governatore della Regione Emilia-Romagna, sentito anche il Prefetto di Modena, il vescovo ha stabilito che, nei territori dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola e nella diocesi di Carpi, le parrocchie e gli enti ecclesiali sospenderanno le attività che rientrano nell’elenco indicato dalla Regione.
Sono inoltre sospese le celebrazioni liturgiche feriali per l’intera settimana da lunedì 24 febbraio a sabato 29 febbraio compreso. Per quanto riguarda le Messe prefestive di sabato 29 e le Messe festive di domenica 1 marzo, verrà diffuso un aggiornamento entro giovedì sera.
In sostituzione della celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, il 26 febbraio, i fedeli sono invitati ad un momento di preghiera e meditazione personale e in famiglia, anche con l’ausilio delle celebrazioni trasmesse alla radio e alla televisione.
I funerali si celebrino in Chiesa chiedendo la presenza di un numero ristretto di persone. È opportuno sospendere per l’intera settimana le benedizioni annuali alle famiglie.

La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica

Dal messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della Pace

1 gennaio 2020

1. La pace, cammino di speranza di fronte agli ostacoli e alle prove. La pace è un bene prezioso, oggetto della nostra speranza, al quale aspira tutta l’umanità. Sperare nella pace è un atteggiamento umano che contiene una tensione esistenziale, per cui anche un presente talvolta faticoso «può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino». In questo modo, la speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili. La nostra comunità umana porta, nella memoria e nella carne, i segni delle guerre e dei conflitti che si sono succeduti e che non cessano di colpire specialmente i più poveri e i più deboli.

Risulta paradossale, come ho avuto modo di notare durante il recente viaggio in Giappone, che «il nostro mondo vive la dicotomia perversa di voler difendere e garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia, che finisce per avvelenare le relazioni tra i popoli e impedire ogni possibile dialogo. La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale; sono possibili solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana di oggi e di domani». Sfiducia e paura aumentano la fragilità dei rapporti e il rischio di violenza, in un circolo vizioso che non potrà mai condurre a una relazione di pace. In questo senso, anche la dissuasione nucleare non può che creare una sicurezza illusoria. Dobbiamo perseguire una reale fratellanza, basata sulla comune origine da Dio ed esercitata nel dialogo e nella fiducia reciproca.

2. La pace, cammino di ascolto basato sulla memoria, sulla solidarietà e sulla fraternità. Gli Hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, sono tra quelli che oggi mantengono viva la fiamma della coscienza collettiva, testimoniando alle generazioni successive l’orrore di ciò che accadde nell’agosto del 1945. La loro testimonianza risveglia e conserva in questo modo la memoria delle vittime, affinché la coscienza umana diventi sempre più forte di fronte ad ogni volontà di dominio e di distruzione: «Non possiamo permettere che le attuali e le nuove generazioni perdano la memoria di quanto accaduto, quella memoria che è garanzia e stimolo per costruire un futuro più giusto e fraterno». La memoria è l’orizzonte della speranza: molte volte nel buio delle guerre e dei conflitti, il ricordo anche di un piccolo gesto di solidarietà ricevuta può ispirare scelte coraggiose e persino eroiche, può rimettere in moto nuove energie e riaccendere nuova speranza nei singoli e nelle comunità.

Il mondo non ha bisogno di parole vuote, ma di testimoni convinti, di artigiani della pace aperti al dialogo senza esclusioni né manipolazioni. Nell’ascolto reciproco possono crescere anche la conoscenza e la stima dell’altro, fino al punto di riconoscere nel nemico il volto di un fratello.

3. La pace, cammino di riconciliazione nella comunione fraterna. Si tratta di abbandonare il desiderio di dominare gli altri e imparare a guardarci a vicenda come persone, come figli di Dio, come fratelli. L’altro non va mai rinchiuso in ciò che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la promessa che porta in sé. Solo scegliendo la via del rispetto si potrà rompere la spirale della vendetta e intraprendere il cammino della speranza. Questo cammino di riconciliazione ci chiama a trovare nel profondo del nostro cuore la forza del perdono e la capacità di riconoscerci come fratelli e sorelle, diventando donne e uomini di pace.

4. La pace, cammino di conversione ecologica. Di fronte alle conseguenze della nostra ostilità verso gli altri, del mancato rispetto della casa comune e dello sfruttamento abusivo delle risorse naturali – viste come strumenti utili unicamente per il profitto di oggi, senza rispetto per le comunità locali, per il bene comune e per la natura – abbiamo bisogno di una conversione ecologica. Il recente Sinodo sull’Amazzonia ci spinge a rivolgere, in modo rinnovato, l’appello per una relazione pacifica tra le comunità e la terra, tra il presente e la memoria, tra le esperienze e le speranze. Questo cammino di riconciliazione è anche contemplazione del mondo che ci è stato donato da Dio affinché ne facessimo la nostra casa comune. Infatti, le risorse naturali ci sono affidate per essere “coltivate e custodite” (cfr Gen 2,15) anche per le generazioni future, con la partecipazione responsabile e operosa di ognuno, che ci richiama alla gioiosa sobrietà della condivisione.

5. Si ottiene tanto quanto si spera. Il cammino della riconciliazione richiede pazienza e fiducia. Non si ottiene la pace se non la si spera. Si tratta prima di tutto di credere nella possibilità della pace, di credere che l’altro ha il nostro stesso bisogno di pace. La paura è spesso fonte di conflitto. È importante andare oltre i nostri timori umani. La cultura dell’incontro tra fratelli e sorelle rompe con la cultura della minaccia.

Che il Dio della pace ci benedica e venga in nostro aiuto.

Che Maria, Madre del Principe della pace e Madre di tutti i popoli della terra, ci accompagni e ci sostenga nel cammino di riconciliazione.

E che ogni persona, venendo in questo mondo, possa conoscere un’esistenza di pace.

Pregare in famiglia

E’ disponibile un piccolo sussidio per pregare in famiglia nelle quattro domeniche di avvento. Si tratta di una traccia molto semplice per coinvolgetre tutti i membri della famiglia. Ci si può ritagliare un piccolo momento durante la giornata della domenica o prima di un pasto.

Per scaricare il sussidio, cliccare qui

Catechesi famigliare. Si parte!

Sono ancora disponibili dei posti per il percorso di catechesi famigliare con i bambini 3-6 anni.

Potete leggere la presentazione della proposta cliccando qui.

Le domeniche programmate per gli incontri sono:

DOMENICA 20 OTTOBRE 2019

DOMENICA 17 NOVEMBRE 2019

DOMENICA 15 DICEMBRE 2019

Tutti gli incontri si terranno dalle ore 9.45 alle ore 10.50 presso la Canonica.

Per informazioni potete contattare:

La casa della comunità

Inaugurata la canonica di San Cesario

La canonica, già prima ancora che venisse ristrutturata si è trasformata da «casa del parroco» a «casa della comunità». Le sue porte aperte, la celebrazione della eucarestia nella cappella sottostante, hanno segnalato questa sua vocazione ad essere luogo della accoglienza.

La scelta di ristrutturarla si colloca in questo disegno. Accogliere significa offrire uno spazio bello, pur nella sua sobrietà, che invita ad entrare e ad abitarlo.

Di un luogo spesso diciamo che è «grazioso». La graziosità di un ambiente richiama la parola gratitudine, come anche la gradevolezza, e soprattutto la gratuità nel senso della apertura a tutti senza distinzioni tra chi ne ha diritto e chi meno.

La canonica è anche patrimonio che rende più bella San Cesario e il contesto della Basilica.

La canonica vuole essere una casa per tutti.

Una casa la si costruisce. Raccoglie in sé i sogni che coltiviamo, il futuro che immaginiamo, le persone che desideriamo che la abitino.

La casa – talvolta – la si riceve in dono. E’ una eredità. Anche questa canonica è un dono, che ci precede, raccoglie tante storie e domanda che non diventi proprietà personale, ma venga a sua volta donata.

La casa – soprattutto – nasce per il concorso di tanti: abbiamo voluto invitare tutti coloro che hanno contribuito alla sua ristrutturazione: dai sindaci, quello in carica e quello della amministrazione precedente, alle ditte che hanno lavorato sulla struttura, al rappresentante della regione e gli ingegneri coinvolti. La banca che ha permesso l’accensione del mutuo. L’ufficio beni ecclesiastici della Diocesi che rappresenta l’intervento della CEI nel progetto. don Fabrizio che ha accompagnato la comunità di San Cesario a intraprendere questo viaggio.

E poi c’è la comunità, fatta da noi, da tante persone che collaborano, ognuno a suo modo, a renderla viva.

Oggi ci diciamo «grazie» per aver reso possibile ricevere nuovamente in dono questa casa.

Questo concorso di persone, di competenze e di interventi, ci richiama la rete di relazioni che la canonica ha favorito e che desidera continuare a tessere.

Non è finita, perché domanda comunque che sia «vissuta» e curata da noi nei giorni avvenire. L’impegno per renderla ogni giorno accogliente è già segno di vangelo. Perché in definitiva ciò che rende queste pietre vive, come quelle della basilica, è la presenza «viva e vitale» delle persone, secondo uno stile di apertura e di generosità che renda questi spazi sempre più umani, e in fondo, sempre più evangelici.